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Mentre alcuni feroci irriducibili (in politica, sui media, ma ahimè anche nella magistratura militante) si rodono il fegato, schiumando rabbia e versando bile contro l’infingardo Matteo Renzi (qualcuno chiede di rinchiuderlo in un “cordone sanitario”), fortunatamente altri e più saggi esponenti della sinistra si interrogano, spesso angosciati, su quale sarà, o potrà essere, il futuro del centrosinistra ed in particolare del suo Partito più strutturato e rappresentativo, il PD.

È un bene che si dibatta, che si approfondisca, che si litighi pure, perché il tornante è molto stretto, ripido, pericoloso. Le discutibili (e infatti molto discusse!) scelte degli ultimi mesi, dal rapporto con Conte e con i 5stelle all’atteggiamento tenuto durante la crisi di Governo, l’ipotesi di un Congresso da molti invocato, l’iniziativa politica non certamente lineare, hanno lasciato molta perplessità nei militanti, nel mondo contiguo o anche solo affine al PD, e molti si domandano inquieti a cosa serve il Partito, dove potrà andare, come potrà attrezzarsi per procedere oltre.

I tentativi di congelare la situazione per un paio d’anni sono francamente patetici oltre che velleitari, visto che sia la base che il corpo intermedio del Partito ribollono di malcontento, di timori, a volte di aperta sfiducia nei confronti della classe dirigente.

Incoronare Giuseppe Conte addirittura come “punto di riferimento dei progressisti europei”, assecondarlo nella folle e disperata ricerca dei famosi Responsabili, e poi vederselo assumere la guida di un partito concorrente, che pesca voti nello stesso bacino elettorale, è un colpo molto duro alla credibilità ed alla capacità di visione degli attuali dirigenti. In effetti molti sembrano pugili suonati …

Urge approfondire, indirizzando il dibattito sulle strategie di fondo, pena il precipitare nella più completa e triste irrilevanza.

Sono da tempo un assiduo frequentatore del blog di Sergio Staino, non propriamente un amico di Renzi (lo detesta!), ma persona sensibilissima agli umori della sinistra, oltre che indiscusso maestro vignettista; in quella sede, tra i tanti commentatori, è tutto un florilegio di posizioni critiche, di dolore, di inviti a recuperare lo spirito, il cuore originario del PCI, c’è tanta nostalgia, ma anche rabbia e tanta preoccupazione sul futuro prossimo.

Ora, la nostalgia non aiuta, anzi acceca e distorce la visione dei problemi: i tempi passano, le situazioni cambiano e nulla torna mai come prima; è inutile rimpiangere i fulgenti anni Settanta, anche perché in quegli anni furono sì fatti molti passi avanti verso la società, ma furono anche commessi errori madornali, di cui ancora oggi si pagano le conseguenze.

Penso al mancato dialogo con i socialisti, all’insistenza nel mantenere in vita, oltre il ragionevole, nome e simboli ormai del tutto desueti e pure nefasti, alla politica penitenziale di Berlinguer che, dopo avere compiuto quasi tutti i passi giusti verso un Partito moderno, riformista, dinamico, si fermò, ripiegando su posizioni oltranziste, assolutamente prive di ogni prospettiva.

Si persero dieci anni, che avrebbero potuto offrire alla sinistra tutta grandi opportunità politiche. Insomma, è inutile rivangare. Serve piuttosto cercare e trovare il modo per rimettersi in sintonia con la parte migliore del Paese, come in quegli anni gloriosi.

Ma il mondo è cambiato, dicevamo, è tutto diverso, e bisogna trovare strumenti nuovi e più efficaci.

Il mio modesto parere è che bisogna fare tabula rasa delle diatribe degli ultimi anni, anni che hanno sì visto il centrosinistra al Governo quasi ininterrotto del Paese, ma che hanno anche seminato una serie infinita di discordie, di rancori, di divisioni personali e non solo politiche, tanto da lasciare sconcertati gli elettori tradizionali e tenere lontani quelli potenziali.

Scissioni, veleni, astio e tanto malanimo, che possono essere riassunti con un dato. Tutti i Segretari del Partito eletti sono finiti fuori, chi in un modo chi in un altro, ma tutti fuori, da Veltroni a Bersani a Renzi, e anche Zingaretti non se la sta passando bene. Non è normale, non è accettabile, così non si va da nessuna parte.

Quindi serve una rifondazione di tutto il centrosinistra ed in particolare del PD, che ne costituisce la parte più grande. Occorre ridare al Paese una speranza di riformismo concreta e realizzabile, ma non lo si può fare schiacciati dal vincolo ferreo del rapporto con i 5stelle, ovvero una forza politica chiaramente in pieno marasma organizzativo ed in piena ridefinizione della sua identità.

Bisogna marcare esattamente il perimetro dell’azione del centrosinistra, concentrarsi sugli obbiettivi riformisti e progressisti e lasciare perdere qualunque suggestione populista. Il popolo, la gente, ha bisogno di riforme, non di populismo consolatorio e ruffiano.

Il mio pensiero è che, di fronte ad una proposta riformista forte e credibile, il populismo si sgonfierà e si ridurrà ad una marginalità radicaleggiante ed acchiappanuvole, inconcludente ed irrilevante. Trascurabile, e comunque non utilizzabile.

Il resto degli elettori dovrà essere convinto da una politica che risolve i problemi, e non si limita a denunciarli, con un atteggiamento iroso, astioso e scandalistico. Insomma, Travaglio e Davigo non servono alla bisogna.

Serve decisione, coraggio e generosità da parte di tutte le potenziali componenti del centrosinistra, grandi e piccole, che devono dimostrare di credere in un futuro di governo comune e non solo maniacalmente sottolineare la propria identità nei confronti degli altri.

Non servono maschi alfa, ma leader, donne o uomini, aperti e visionari, che mostrino generosità e non troppa cautela, fiducia e non diffidenza, apertura e non chiusura, ricerca di egemonia collettiva e non singolare.

Draghi ci sta dimostrando che si può governare con i fatti e non con gli annunci e la narrazione mediatica.

Fatti che lascino il segno sulla società: tagliare rapporti poco sani, colpire dove è giusto colpire, prendersi le responsabilità di decidere, senza pretendere l’unanimismo, che porta solo all’immobilismo.

Siano magistrati o sindacati, corporazioni o gruppi di pressione, è giunto il momento di agire e dimostrare che la sinistra, il centrosinistra, se preferite, ha le idee e la voglia di metterle in pratica, che migliorare il mondo è un progetto da realizzare, di corsa, non un tema di cui discutere, discutere, discutere, discutere, …