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di Vincenzo Pino

Troppe cose che abbisognano di approfondimento vengono date per scontate.

Si dà un immagine, confermata dai sondaggi, del movimento cinque stelle in grande crescita.

E’ ovvio che la scelta di Conte a leader si tira dietro tutta quella corrente di simpatia che Giuseppi era riuscito a suscitare nella fase pandemica e che ha visto quasi come un golpe la sua uscita di scena.

Narrazione che viene alimentata quotidianamente nei salotti televisivi e di quelli di La7 in particolare. Con la solita compagnia di giro e col rinforzo in queste settimane di Casalino.

Ma è vera questa narrazione?

Se si guarda appena sotto la superfice abbagliante, per nulla.

Il M5S è profondamente spaccato all’interno tra Grillo da un lato e Casaleggio e Di Battista dall’altro.

E’ una spietata lotta per il predominio tra chi vuole traghettare definitivamente il movimento verso la forma tradizionale di partito e chi invece pretende un ritorno alle origini confermando la regola uno vale uno sancita dalla piattaforma Rousseau.

Che oggi è stata eliminata dalla scena in Lazio dove è stato impedito di fare esprimere gli iscritti sull’alleanza col Pd in regione..

Tutto questo non viene evidenziato dai mass media che preferiscono concentrarsi sulla crisi del Pd.

Dove la soluzione Letta sembra aver messo tutti d’accordo.

C’è chi vede in lui un profilo riformista che dovrebbe bloccare la deriva filo cinque stelle.

C’è chi vede al contrario la riconferma della linea politica praticata sino ad ora dal duo Zingaretti Franceschini. confermata dai loro endorsement e di quullo di Bersani.

Ma nessuno è in grado di scommettere ragionevolmente verso quale direzione andrà.

Anche qui perciò i nodi sono tutti da sciogliere perchè nel Pd si fa presto a cambiare un leader, sperando che il prossimo sia il salvatore della patria.

Ma non è detto che il meccanismo possa funzionare ancora senza una definizione della linea politica che sia in grado di includere le diverse sensibilità, costrette sempre all’armistizio momentaneo in attesa di riprendere lo scontro.

In tutto questo vi è anche una assenza del centro riformista, fuori dal Pd che non si impegna nella ricerca di una linea comune.

Nonostante si richiamino agli stessi principi liberal democratici ed europeisti.

Qui pesano indubbiamente personalismi e calcoli elettorali per la prossime elezioni.

Calcoli miopi se si va in ordine sparso a presidiare il proprio orticello che non è certamente vasto.

Cercando di isolare magari Italia Viva che ha una discreta rappresentanza parlamentare italiana ed europea per arginarne la forza.

Facendo una operazione miope se si guarda alla tendenza elettorale che vede tutti i partiti riformisti in caduta nei sondaggi perchè magari l’elettorato, in questa fase, ne percepisce la irrilevanza.

Insomma c’è da riflettere per tutti in questa fase. Ma prioritariamente per me c’è da organizzare la componente liberal democratica presente in Italia, che sconta una notevole arretratezza rispetto agli omologhi europei.

E se non ora quando?