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di Vincenzo Pino

E’ stato esplicito quanto mai Renzi nella sua relazione alla quarta assemblea nazionale di Italia Viva.

Alle richieste di confronto e di convergenza che vengono proposte dal Pd, Renzi propone già i punti su cui questo confronto può realizzarsi.

Il primo è la giustizia. Può su questo il Pd impegnarsi ad abbandonare la logica giustizialista dei cinque stelle personificata da Bonafede per rientrare nell’alveo costituzionale del garantismo?

Visto che su questo c’è una maggioranza parlamentare.

Per il Sud. E’ disponibile il Pd a privilegiare gli investimenti e la realizzazione delle opere pubbliche compreso il ponte sullo Stretto, piuttosto che subire le ricette assistenzialistiche dei pentastellati a base di sussidi e di redditi dimostratisi inefficaci e sbagliati?

Per fare in modo che un mezzogiorno rinnovato e modernizzato possa rilanciare il proprio sviluppo produttivo ed il lavoro.

Sui diritti la sinistra ne ha sempre proclamato la necessità più come definizione identitaria ma non ha mai combattuto fino in fondo per ottenerli. Come si è visto peraltro con quelli delle donne alla rappresentanza nei nuovo governo-

Fino al governo Renzi dove sono stati realizzati provvedimenti a favore dell’autismo, contro il capolarato, fino alla legge sulla unioni civili.

E sul lavoro si è riformisti se si riconosce che il lavoro lo crea l’impresa e non lo produce lo stato per decreto.

E’ riformista chi le riforme le fa, non chi evoca riforme.

E le alleanze si fanno sulla base della chiarezza e degli obiettivi comuni abbandonando la retorica mistica delle alleanze. Se il Pd condivide i presupposti dell’azione politica riformistica se ne può parlare.

Spetta a Letta dimostrare che questa è la loro strada.

Mentre nelle prossime settimane Italia Viva lavorerà alla primavera delle idee per affinare i contenuti della sua iniziativa.