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I motivi della contrarietà al Reddito di Cittadinanza, spiegati in modo chiaro da Matteo Renzi, sono stati sintetizzati dall’apparato mediatico demogrillino nel solito modo bugiardo e diffamante: “Renzi è contro i poveri che, ha detto, devono imparare a soffrire”.

Chiunque resterebbe agghiacciato da un politico che affermasse una cosa del genere, tanto stridente col senso comune, prima ancora che umano. Ma appunto per questo, prima di prestarsi a ripetere una tale menzogna, chiunque dotato di un minimo di intelligenza cercherebbe di verificare se davvero un politico in cerca di consenso, in un periodo di diffuse difficoltà economiche, possa essere stato colpito da una tale vera e propria crisi suicidaria.

Ovviamente quella sintesi esprime l’esatto contrario dell’idea di Renzi sulla povertà, su come combatterla nel modo più efficace e ovviamente sulla sofferenza umana.

Ma i professionisti dell’antirenzismo, dall’illimitato accesso mediatico di massa conquistato sulla base dello scambio “tu mi dai popolarità professionale e reddito conseguente, io ti ripago dando addosso a Renzi in ogni occasione possibile, anche inventando”, non informano sul merito della proposta di abolire il RdC, visto il suo dispendiosissimo fallimento, per sostituirlo con altri strumenti più efficaci, sia sul fronte dell’assistenza ai veri poveri, sia su quello della collocazione al lavoro di chi lo cerca davvero.

A loro interessa solo alimentare nella mente del pubblico l’idea del mostro Renzi, per fare sì che, qualunque cosa dica, al solo sentirlo nominare alcuni provino un sentimento di ripulsa viscerale che impedisca l’ascolto di quello che dice.

In anni di questo trattamento una parte dell’opinione pubblica non conosce cosa dice o fa Renzi, ma solo la sua rappresentazione filtrata da immagini montate sapientemente, sintesi distorte di dichiarazioni, ricostruzioni di avvenimenti totalmente manipolate. Nessun politico italiano, neanche Berlusconi, ha mai avuto questo trattamento così pervicace e prolungato.

Perché? Perché Renzi nei suoi tre anni di governo ha fatto “troppo” e messo paura. Ma non ai poveri, bensì ad una alleanza trasversale tra destra e sinistra, che avendo governato per decenni con una finta alternanza che non cambiava nulla per conservare ognuno i propri centri di potere, non sopportava di essere stata messa nell’angolo.

Il capolavoro dei conservatori di destra e sinistra è stato quello di convergere nella manipolazione mediatica per far credere ai “poveri” che Renzi lavorasse contro di loro per conto dei poteri forti. Divisi su tutto hanno trovato un terreno comune di salvezza: “comunque la pensiate non date credito a un bugiardo che si disinteressa di voi, quando non fa l’esatto contrario dei vostri interessi”.

Sembra inutile ricordare che il governo Letta lasciò a quello Renzi 20 milioni in bilancio per le misure contro la povertà e quando Renzi si dimise in quel capitolo c’erano stanziati 2miliardi e 300milioni. Oppure la 14° per le pensioni più basse, la gratuità dell’Università agli studenti di famiglie a basso reddito, e tante altre misure, dirette e indirette, contro disuguaglianze e povertà.

Nessun governo, prima o dopo Renzi, ha spostato una così grande mole di risorse verso i ceti a basso reddito o incapienti. Solo l’interruzione di quel governo ha impedito la prosecuzione, in aumento, di quelle misure. Ma, non da oggi, alcuni sostengono che Renzi sia contro i poveri, anzi che “vuole vederli soffrire”.

Ad una persona normale basterebbe approfondire questo aspetto per ricredersi, oltre che su Renzi, soprattutto sulla validità delle proprie fonti di informazione. Abbandonando quelle manipolate da persone alle quali fino ad oggi si è dato credito. Questo anche a difesa della propria dignità.      

Nel merito del RdC e della lotta alla povertà Renzi dice cose di assoluto buon senso. Quelle che direbbe qualunque buon padre di famiglia difronte alla costatazione di avere sbagliato spendendo male i suoi soldi per sostenere un figlio disoccupato che, nonostante il proprio sacrificio, non ha trovato lavoro.

I limiti e gli errori del RdC, proprio da quando Renzi li ha denunciati in modo netto, ormai sono riconosciuti anche da chi di questa misura ha fatto una bandiera. Oggi tutti dicono che il RdC va riformato.

Si tratta di capire se abbia bisogno di qualche ritocco qua e là, soprattutto per non far perdere la faccia al M5S (altro che poveri!) o se debba essere sostituito con uno strumento più efficace. Come sarebbe stato il Reddito di Inclusione, sicuramente più efficace come misura di sostegno al reddito, se non fosse stato abolito sul nascere dal Conte 1. Oltre che attuare una più efficace politica del collocamento al lavoro. Tutto qui.

Anche il discorso sulla sofferenza, mai rivolto ai poveri, è stato manipolato dal taglia e cuci dei professionisti della menzogna.

Ai giovani, specie a quelli in cerca di lavoro, Renzi ha detto quello che chi ha avuto la fortuna di avere un padre presente, magari di sinistra, si è sentito dire “la vita va affrontata con coraggio, magari facendo scelte difficili e rischiose e questo comporterà anche una sofferenza iniziale che bisogna mettere nel conto, ma non bisogna arrendersi mai” e ha aggiunto che “questo modo di affrontare la realtà, spesso dura, è quello più difficile ma giusto, che educa e rafforza il carattere più dei sussidi” che, soprattutto quando dati in modo sbagliato, “incoraggiano l’attendismo e la resa”.

Questi sono i valori della lotta e del lavoro, che sono stati per anni i principali valori della sinistra e ai quali la sinistra rinunciataria e perdente di oggi ha derogato per uniformarsi al populismo qualunquista del M5S, con l’unico obbiettivo di conservare il posto. In Parlamento e nei media.

L’assistenza e i sostegni a chi ne ha bisogno vanno dati, ma sono un “di cui”, non devono essere pensati e organizzati per diventare uno standard di vita da protrarre sine die per alcuni, in un Paese che ha bisogno di produrre reddito da lavoro per dare dignità alla cittadinanza.  

Renzi se ne frega dei sondaggi, della vulgata mediatica e combatte avvertendo che il conformismo sta portando il gregge verso un “1984” orwelliano. Per questo il cambio di Conte con Draghi, al quale tutti fanno buon viso a cattivo gioco per farsi cavare le castagne dal fuoco, ma che in molti vorrebbero sostituire.

Sparirà Renzi nel 2023? Può darsi, la potenza mediatica contraria è soverchiante e i “poveri” sono stati ammaestrati da anni. Ma, stiano certi, se mai fosse non scomparirà di certo quello che loro chiamano “renzismo”.

Che è voglia di cambiamento nella libertà, di maggiore democrazia, di giustizia in tutti i sensi, che è madre dell’uguaglianza e non un suo succedaneo, di crescita sostenibile e di lavoro, le uniche armi strutturali per combattere la povertà. Siamo mostri per questo?