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Un nome che alcuni ricorderanno è George, George Papadopoulos. George era il consigliere di politica estera di Trump nel 2016, quando Trump era ancora un candidato alla Presidenza.

Gli odiatori seriali da tastiera di Renzi lo ricordano bene perchè quando Papadopoulos iniziò a parlare del complotto anti-Trump, che a suo dire coinvolgeva Renzi in quanto amico di Obama e della Clinton, in molti si fiondarono immersi in sogni bagnati deliranti sul profilo Twitter di George a scrivere in Inglese sgrammaticato che già pregustavano l’immagine di Renzi in abito arancione nelle carceri Americane.

Ma procediamo con ordine e specifichiamo cosa c’entra Giuseppe Conte in questa vicenda.

Per farlo dobbiamo tornare alla stretta attualità, e precisamente al minuto 35 del video YouTube di Matteo Renzi intervistato da Danilo Procaccianti per conto della trasmissione Report. Renzi motiva parzialmente la pressione fatta a Conte per cedere la delega sui Servizi Segreti con queste parole: “Conte ha fatto degli incontri un po’ strani a Palazzo Chigi nell’Agosto del 2019 … ha incontrato i vertici inviati dal Presidente Trump su una vicenda di spie abbastanza strana”. Raramente Renzi si sbottona tanto su questa vicenda nelle interviste, ma si tratta proprio dell’affaire Papadopoulos.

Dobbiamo andare ora con la mente al nefasto periodo in cui Trump era in pieno mandato di Presidente. I Dem denunciano un’intesa sottobanco tra il Presidente Repubblicano e Putin, un’ingerenza (“meddling” in lingua Inglese) della Russia nelle campagne elettorali e nelle votazioni in USA e non solo, e promettono inchieste. Ma sono una voce minoritaria, e le accuse rimbalzano facilmente. Siamo ancora ben lontani dal discorso della von der Leyen allo Stato Dell’Unione dello scorso Settembre dove il “meddling” Russo in tutto il mondo è ormai considerato già un Fatto nei libri di Storia. Il ‘Potere’ è ancora in mano a Trump, e il suo consigliere Papadopoulos conia la sua ‘teoria’. Le famose email improprie di Hillary Clinton, che tanto hanno pesato sul risultato finale elettorale, sarebbero venute fuori per poter essere usate in seguito come prova schiacciante per incriminare Trump per collusione con gli hacker Russi (con l’aiuto di Wikileaks) e farlo cadere; sarebbero quindi state uno pseudo-favore iniziale per fungere successivamente da trappola. La parte che ci riguarda è che queste mail sarebbero giunte a destinazione tramite alcune spie Italiane. Attenzione alle date. Il Governo Renzi termina il 12 Dicembre 2016. Trump si insedia il 20 Gennaio 2017. Da qui, stando a Papadopoulos, Renzi era ‘in charge’ per eseguire gli ordini di Obama e della Clinton e far arrivare le email della Clinton stessa (!) a Trump tramite spie nostrane.

A questo punto della storia succedono due cose. La prima è l’incontro tra Conte e Trump dove Conte afferma che lui e Trump sono entrambi “governi del Cambiamento” (Luglio 2018), siglando quindi un’intesa di reciproco appoggio, e la seconda è quella dichiarata da Renzi, cioè una delegazione per conto di Trump negli uffici di Conte (Agosto 2019).

Cosa voleva la delegazione di Trump da Conte ? Per Renzi è facile immaginarlo: averlo a disposizione del procuratore William Barr in riguardo all’assurda teoria di George (il quale George intanto già a fine 2018 era stato condannato per dichiarazioni false rese all’FBI). Il former Presidente Renzi e l’Intelligence Italiana avrebbero cospirato con il former Presidente Obama e si doveva aiutare a cercare qualche possibile riscontro.

Il fatto che Conte potesse credere o meno a questa follia era ininfluente; il punto era che Trump si rassicurasse che egli avrebbe fatto quanto possibile attorno a questa vicenda. Trump ci ha sempre abituato alle sue estreme boutade, ma rendiamoci conto in che situazione Conte poteva lasciare nel caso la reputazione della nostra Intelligence, senza contare quella già martoriata del Senatore fiorentino, pur di mantenere in cambio eventualmente quel sostegno internazionale. Renzi se ne convince e se la legherà al dito.

Nei primi di Dicembre 2019 Barr è costretto ad ammettere di non aver trovato nulla a conferma della macchinazione anti-Trump. Papadopoulos riceverà il perdono Presidenziale di Trump a fine 2020 e propaganda ancora oggi un suo libro sulla sua assurda teoria uscito nel Marzo 2019 … per la gioia di quegli speranzosi che immaginano ancora Renzi incriminato prima o poi per qualche fantasioso thriller di spie, proprio come in questi giorni con l’affaire Mancini.