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E d’emblee riapparvero ius soli e voto ai sedicenni. Un colpo al cerchio compagno e alla botte populista che se oltrepassasse la semplice frase ad effetto potrebbe imbarazzare la maggioranza di governo. Nel mezzo di un cammino in cui servirebbe una centratura riformista piuttosto che qualche suggestione ideologica.
Ma va bene che i sedicenti croupier della politica “dotta” aprano a tutti e persino a Renzi. Limite invalicabile della passata gestione col rischio corrente di scelte inaccettabili allo scopo di isolarlo. Stile storico di una “sinistra” doppia e consociativa dalle passioni irrisolte ma che rendono nell’immediato.
Al momento, peró, non ci sono vie d’uscita agli equilibrismi in atto. Raggrumati intorno all’inevitabile sostegno a Draghi a diverse modulazioni di correttezza, ben sapendo che ora sarebbe difficile contestarne la figura perché Draghi é l’incidente renziano che frena le fregole ed affronta le emergenze.
E’ chiaro però che sciupare un’occasione del genere sancirebbe il fallimento irreversibile dell’ultima chiamata qualitativamente utile. Continuando a piazzare pupi stile Conte di cui essere gli sciocchi pupari, nella logica di una politica fine a se stessa e si spera distante dal partito del Letta ritrovato.
Per evitarlo i Dem dovrebbero rimodulare l’appiattimento su grillini e populismo, in un’idea più seria della dignità politica. Altrimenti hanno solo scherzato, confermando di essere un equivoco mentre affermano che i renziani rappresentano una categoria del passato.

E su questo verrebbero da citare le parole di Giachetti a Speranza, ma per ora é meglio limitarsi ad un più laconico “da quale pulpito”. Per il resto vedremo e magari sorrideremo, nel presagio correntizio di una forza che comunque sarà necessaria.

La discussione é solo sul come …