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Mi sono sempre domandato perché una persona giovane, efficiente, brillante, che ha portato risultati positivi per il nostro paese sia stato oggetto di una demolizione scientifica come quella subita da Matteo Renzi.

Lasciate perdere le stupidaggini dello Jobs act, del non essere di sinistra e tante altre menate. Lasciate perdere anche l’antipatia (sentimento creato dai media nei suoi confronti). Provo a spiegarvi la vera ragione di questo odio viscerale che ha portato e porta l’intero establishment (di destra e di sinistra) a voler annichilire questo giovane uomo anche ora che è a capo di un piccolo Partito.

E ve lo spiego con due semplici esempi.

PRIMO ESEMPIO. Il primo esempio è relativo alle Banche Popolari e alla loro Riforma. Come funzionavano le banche popolari? Con il voto capitario. Mi spiego con parole semplici. Se voi avevate soltanto una azione in una banca popolare il vostro voto contava come quello di chi di azioni ne aveva un milione. Democratico, direte voi! Ma una banca non è il Parlamento e per gestire i soldi degli altri quello che conta è l’efficienza non la democrazia, nessuna azienda può funzionare così. Ed in effetti non funzionava.
Perché quel sistema capitario comportava un intreccio velenoso con la politica locale e con gli interessi locali.
Ed i manager si sceglievano non sulla base delle loro capacità ma solo sulla base di alleanze di potere e della loro accondiscendenza agli interessi locali.

Non è difficile immaginare che l’erogazione di finanziamenti avvenisse in maniera clientelare e non rispondente a logiche di impresa finanziaria. E a godere di tutto ciò erano i politici locali e la rete dell’economia territoriale che, incuranti degli effetti nefasti che potevano provocare e che in effetti provocarono, succhiavano risorse a queste banche senza le garanzie necessarie.

Oltre venti anni fa questo sistema era entrato nel mirino di due grandi personaggi della nostra storia recente, Carlo Azeglio Ciampi Ministro della Economia e Mario Draghi, all’epoca Direttore Generale del Ministero del Tesoro.

La loro riforma delle popolari però rimase nel cassetto per 16 anni, i governi di centrosinistra prodiani non ebbero la forza (e forse la volontà) di approvarla, troppi e diffusi gli interessi toccati.

Fino a che un giovane trentottenne Presidente del Consiglio decise di tirarla fuori dalla naftalina e la fece approvare.
Con quella Riforma il sistema capitario (per le grandi banche popolari) veniva abolito, c’era l’obbligo di trasformazione in Spa, finiva quell’intreccio perverso e clientelare tra stakeholters, banchieri e politica che era stata la causa prima della crisi delle popolari come Etruria e le banche venete.

E’ evidente che la reazione, sotterranea e potente, di un sistema ramificato in tutto il territorio nazionale non poteva farsi attendere. Da qui la guerra diffusa a Renzi, a tutti i livelli. Era un potere economico molecolare messo in discussione alla radice che si ribellava e contribuiva a costruire l’immagine negativa del ragazzo di Rignano.

SECONDO ESEMPIO: sapete cosa erano e come funzionavano i Patti Territoriali che il governo Renzi firmò con Regioni ed Enti locali?
Era un sistema centralizzato per far si che le grandi opere finanziate si facessero davvero e soprattutto che una volta iniziate i lavori non durassero 20 anni.
Il governo Renzi era partito da un censimento di centinaia di opere importanti che le Regioni (soprattutto meridionali ma non solo) ed i Comuni, malgrado i finanziamenti, non riuscivano a far partire e che spesso una volta partite non finivano mai.
L’inefficienza amministrativa si univa al Sud ad una forte presenza mafiosa e ad un sistema di tangenti che restavano appiccicate alle dita della classe politica, tecnica e d amministrativa decentrata.

Per sbloccare tutto questo cosa fece il governo Renzi? Creò una cabina di regia centralizzata, con dentro anche l’ANAC di Raffaele Cantone, il coraggioso magistrato che aveva sconfitto i Casalesi non a chiacchiere con articoli di giornale ma portandoli a processo e facendoli condannare.
La cabina di regia monitorava l’andamento dei finanziamenti ed il Patto Territoriale prevedeva i poteri sostituivi del ministero se le cose non andavano.

In pratica la “politica locale” non poteva più fare, in tema di grandi opere pubbliche, come gli pareva ed in cambio dei finanziamenti doveva accettare il ruolo della cabina di regia e permettere ad Anac di vigilare.
Grazie anche alla bravura di un ministro come Del Rio (altro che Toninelli o quella ignorantona della De Micheli) quel sistema cominciava a funzionare e Renzi stesso (come fece ad esempio con la Salerno Reggio Calabria) poteva darsi degli obiettivi temporali e poi rispettarli.
Riuscite ad immaginare la reazioni dei politici e dei burocrati locali a questo protagonismo dello Stato centrale in questioni che fino ad allora erano lasciate alla loro inefficienza e spesso corruzione? Vi immaginate la disperazione di chi, soprattutto al Sud, si vedeva sottrarre il controllo esclusivo di una torta di finanziamenti che aveva arricchito l’economia illegale (corruzione,mafia)?
Potete semplicemente immaginare il livello virulento della reazione a questa procedura? Ed immaginate anche la sua diffusione sull’intero territorio nazionale.
Quel giovane premier andava fermato. Usando tutti i mezzi.

Potrei fare tanti altri esempi (la rete potentissima dei caporali al sud e non solo, quegli imprenditori disonesti che facevano firmare le dimissioni in bianco alle dipendenti donne, quei vescovi conservatori che si sono visti rispondere sulle unioni civili che lui aveva giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo, quei Dirigenti e quei giornalisti della RAI che si sono visti imporre il tetto ai loro emolumenti, quei magistrati a cui erano state ridotte le ferie scandalose e imposto una legge, seppur ancora insufficiente, sulla loro responsabilità, quei Presidenti di Regione che vedevano il loro stipendio declassato al livello dello stipendio del Sindaco del Comune capoluogo e tanto altro ancora).
E potrei parlare della rabbia della classe dirigente larga di una sinistra antica ed anchilosata (abituata anche dalla opposizione a posizionarsi in posti di poteri importanti) che si è vista finalmente messa da parte e che, come è stato scritto, vedeva in Renzi l’immagine rovesciata del proprio fallimento.

Ma gli esempi che ho citato sono sufficienti a spiegare la rete di vero e proprio odio politico che l’allora premier Matteo Renzi ha scatenato contro la sua persona, scatenato da quella infinita rete di interessi colpita dai due provvedimenti che ho citato. Se capissimo questo saremmo già a metà dell’opera.