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Di Pippo Bellomo

E’’ una gran bella coppia”.

Scalfari, riferendosi ai mesi prossimi, ivi compresa la scadenza della carica di Presidente della Repubblica, si augura la permanenza di Mattarella, fino al 2023, per essere sostituito da Mario Draghi, dopo l’elezione del nuovo parlamento.

L’autorevole editorialista conclude affermando che questa sarebbe la “soluzione migliore per quanto riguarda gli interessi del nostro Paese”, anche per le ottime ripercussioni sui principali stati europei e non.

Leggendo l’editoriale, ricordavo quale fosse la posizione di Eugenio Scalfari nell’immediatezza dell’ultima crisi di governo, allorché Renzi era in procinto di ritirare la sua delegazione dal governo giallorosso Conte due.

Scalfari, in quella occasione, era nettamente contrario alla crisi, ed anzi faceva appello perché non si realizzasse.

.Adesso, però, egli, ricredendosi, riconosce le benemerenze del governo Draghi, subentrato al governo precedente.

Alla luce di quanto sopra, inoltre, vorrei ricordare che la elezione di Mattarella a presidente della Repubblica sia stata voluta dall’allora presidente del consiglio Matteo Renzi, quando parte del PD (con D’Alema) unitamente a Berlusconi, erano per la candidatura di Giuliano Amato.

Situazione che non si è verificata, ma che, nel contempo, ha avuto notevoli contraccolpi politici come la rottura del “patto del Nazareno”, e conseguente “strappo” sulle riforme costituzionali.

Come pure è da ricordare – ma questi sono fatti recentissimi! – che il governo Draghi è potuto nascere dopo che Renzi ha fatto dimettere i suoi ministri, nonostante la minaccia delle elezioni anticipate e il tentativo per la nascita dei cosiddetti “responsabili”.

Ecco perché riterrei che, a colui che viene considerato da certi esponenti della politica e da certa stampa, il “male assoluto della politica” – Matteo Renzi – debba essere riconosciuto almeno qualche merito:

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, e Mario Draghi, presidente del Consiglio. Il meglio che l’Italia potesse esprimere!

Per il resto, ognuno la pensi come vuole, su questo o quel partito, su questo o quel leader, ma occorre non dimenticare però che il PD, già con Bersani segretario, era riuscito a sperperare il consenso ottenuto in precedenza da Veltroni, tanto che nel 2013, alle elezioni politiche, quel partito subiva il sorpasso dal nascente M5S.

E non è nemmeno corretto – oltre che rispettoso – nei confronti degli iscritti e dei simpatizzanti, che un segretario di partito (Zingaretti), dopo due anni, possa esprimere “vergogna” per lo “stato” del partito che ha diretto.