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di Vincenzo Pino

Molti giornali leggono l’uscita del senatore Comincini ed il suo rientro al Pd come l’inizio del declino di Italia Viva nell’era lettiana.

Vogliamo rassicurarli nella loro monotonia, visto che ormai le fuoriuscite da Italia Viva si susseguono da quasi un anno ma solo sulle colonne dei giornali smentite da quelli più volte indicati.

Innanzitutto un ringraziamento non formale al senatore Comincini che ha contribuito con la sua coerenza a facilitare il cambio di governo votando la sfiducia a Conte quando tutti i giornali raccontavano il contrario.

Una lettura parziale

Sappiamo per certo che lui andrà a rafforzare re la componente riformistica di quel partito facilitata anche dal cambio di segretario.

Cui ha contribuito senz’altro Italia Viva mettendo in soffitta i proclami zingarettiani sul nuovo riferimento dei progressisti, fino alla morte.

I giornali si sono però occupati poco del contemporaneo rafforzamento di Italia Viva con l’innesto di un parlamentare europeo proveniente dai cinque stelle e della vittoria del candidato sindaco di Italia Viva in un comune di più di 20 mila abitanti alle pendici dell’Etna.

Quindi non sembra che le porte di Italia viva siano aperte soltanto dal lato dell’uscita ma anche di quello delle entrate.

Se è vero che si prevedono nuove entrate nei gruppi parlamentari di Italia Viva come annunciato da Matteo Renzi.

Ma non è il solo versante della rappresentanza parlamentare che dimostra la solidità della formazione Italia Viva.

Per memoria al momento della scissione era formata da 41 componenti mentre oggi è a 45.

Italia viva dimostra la sua solidità con il seguito organizzato che realizza in termini di tesserati e di donazioni.

Con l’attenzione che polarizza sui suoi avvenimenti, cinquecentomila contatti sullo streaming dell’assemblea nazionale.

Si allarga il campo riformista

La solidità di Italia Viva e la resistenza contro il bipolarismo populista, inoltre ha facilitato la discesa in campo di una componente liberal che ora sta cercando di aggregarsi su proposte assai prossime a quelle sue.

Dalla giustizia, alla transizione ecologica cominciano a risuonare ed estendersi voci che la contrapposizione ideologica rissosa aveva reso quasi mute fino all’avvio del governo Draghi. E che ora in questo governo trovano riferimenti

Di cui ieri è stata testimonianza la maratona riformista conclusa da Marco Bentivogli.

E se ci fate caso questa componente è quella che si riaggrega a fronte della divisione in cui sono precipitate altra forze politiche come il Pd, il movimento cinque stelle e LeU.

Tutte quelle che ora sono n mezzo al guado tra vocazione di rinnovamento e nostalgia del contismo.

Il nodo Calenda

Purtroppo fra queste forze in crisi bisogna segnalare Azione.

Che nelle ultime settimane precipita nei sondaggi (-0,9% nella media di Agi new trend), perde tre quarti di frequentatori nei social alla pagina Carlo Calenda, vede precipitare le sue apparizioni televisive che erano orientate più all’attacco di Renzi che alla divulgazione della sua proposta.

Con la candidatura a sindaco di Roma questa andamento si interromperà.

Continuerà Calenda ad attaccare Italia viva che è l’unica formazione che lo sostiene?

I nodi al pettine sono arrivati anche per lui.