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Penso si debba essere grati alla soave Jasmine Cristallo, sardina esuberante il cui nome, non fosse nata in tempi di anglofilia, sarebbe Gelsomina, come la tenera compagna di Zampanò nella Strada felliniana. Dobbiamo tutti esserle grati perché è l’esempio da manuale di ciò che la sinistra di questo Paese in ogni sua accezione deve evitare come la peste, assumendo a punto di riferimento quel che dice Cristallo per fare esattamente il contrario. 

La prima cosa da fare è far pace con Aristotele, e smetterla di credere che si possa fare o predicare una cosa e contemporaneamente il suo opposto: l’affermazione “cristallina” secondo cui bisogna costruire un fronte ampio contro le destre è incompatibile con l’idea che si debba epurare la “destra interna”, quella che la povera Jasmine definisce “i liberali”. 

Naturalmente questa patente contraddizione non nasce dalla fervida immaginazione della soi-disant meridionalista. È la conseguenza disastrosa di una politica che ha il suo fondamento nell’essere contro qualcuno o qualcosa.  È logico che il motore di qualsiasi cambiamento, interiore o sociale che sia, parta da una ripulsa, da una insoddisfazione per il mondo come è (“codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”), ma se questo motorino di avviamento non diventa progetto e forza inclusiva rimane lì, nel frustrato mondo alibistico e disperato degli odiatori. 

Un progetto, se è tale, passa per un principio di realtà, per l’intelligenza delle cose come sono e non come si vorrebbero: e il principio di realtà ci obbliga a coniugare la ricerca del meglio con l’accettazione del meno peggio. Un governo di unità nazionale è la cosa migliore da augurarsi? Naturalmente no, perché normalmente la democrazia funziona per differenze e alternanze, e i Governi che sospendono questa condizione lo fanno a causa di situazioni eccezionali che nessuno si augurerebbe, come è in questo caso la pandemia.

Ma siccome la pandemia c’è, è giocoforza chiedersi: meglio (meno peggio) un Governo con dentro Lega e Forza Italia guidato dall’Italiano più autorevole del pianeta o il caos marasmatico del falò delle vanità di Rocco Casalino? Meglio (meno peggio) il Governo con Bonafede o i pieni poteri a Salvini? La politica è la costante comparazione fra i diversi possibili esiti verso cui far evolvere le situazioni. Per questo significa inevitabilmente mettersi in gioco e in discussione, sporcarsi le mani, contaminarsi.

E c’è un’altra cosa per cui bisogna guardarsi dalla povera Jasmine e dai suoi nefasti schemi: bisogna accettare l’idea che non esiste l’Ufficio Purezza. Che non c’è un Ente, un Istituto, un Centro di Ricerca autorizzato a rilasciare patenti e passaporti su chi possa o non possa essere ammesso all’Empireo dei Veri Credenti. Era un’idea feroce e infame già al tempo dei partiti ideologici, figuriamoci nei precari comitati elettorali di adesso. 

Per ultimo, ma non da ultimo, dobbiamo smetterla di credere che i partiti siano una specie di versione politica della Nazionale di calcio, di cui tutti si sentono commissari. Da aderente a Italia Viva proveniente dal Partito Democratico vivo con interesse, a volte con preoccupazione, a volte con amara ilarità quello che accade ai miei fratelli separati. Ma so che non posso superare la soglia fra la legittima analisi critica e l’ingerenza. 

Se voglio cambiare un partito mi ci iscrivo; se vi sono iscritto e penso non possa essere cambiato me ne vado. È la fisiologia delle comunità politiche, e non prevede che se mi prende l’uzzolo io possa invadere sedi e agende di comunità politiche cui non appartengo: perché lì mette radici la malapianta delle leadership in fitto, delle ibridazioni di laboratorio, del falso mito delle perenni rifondazioni. 

L’inferno di cristallo (1974), pietra miliare dei disaster movies, celebre anche per essere stata una delle ultime pellicole a cui ha preso parte l’incantevole Fred Astaire, è la storia di un immane e orgoglioso edificio in cui corruzione e incuria determinano un ferale incendio. Anche lì sono moltissimi a farsi prendere dal panico, molti quelli che si accusano, diversi quelli che cercano di cavarsela a scapito degli altri, e pochissimi quelli che cercano di darsi da fare per evitare il peggio. Vi ricorda quacosa? Teniamoci alla larga dall’inferno di Cristallo. Anche se si chiama Jasmine.