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Non so se è davvero chiaro a tutti quello che sta accadendo.

I Paesi europei stanno, tutti insieme, come Unione Europea, chiedendo soldi in prestito ai mercati finanziari (qualcosa come 750 miliardi di euro, poco meno della metà del nostro PIL, …), soldi che gli stessi Paesi dovranno remunerare con interessi e poi restituire, a tempo debito, ai creditori, attingendo al bilancio comune, ripeto “comune”.
Inoltre, e qui sta la novità più grande, i soldi presi in prestito sui mercati saranno utilizzati dai singoli Paesi dell’Unione in quota molto diversa dal loro peso sul bilancio europeo.
In parole povere, questo vuol dire che l’Italia riceverà, a fondo perduto, più soldi di quanti sarà chiamata a restituirne attraverso il bilancio comune e, in prestito, altri soldi, che dovrà sì restituire, ma su cui la garanzia verso i creditori sarà di nuovo comune.
Insomma, i soldi del Recovery Plan sono soldi che, o ci sono (in parte) “regalati” dagli altri Paesi, o ci sono prestati, ma comunque garantiti anche dagli altri Paesi.
Si chiama “debito comune” ed è una cosa mai vista finora, una cosa che è avvenuta solo perché l’Europa (fortunatamente in questo caso senza gli inglesi, che avrebbero fatto ostruzione fino alla morte) ha capito che il fallimento di un suo Stato, specie se grosso come l’Italia, non può essere consentito né tantomeno rischiato, pena il disastro comune. Piaccia o meno, siamo, forse per la prima volta, davvero sulla stessa barca.

Non è che gli europei sono diventati tutti più buoni, né che sono stati ammaliati dalle doti persuasive dell’avvocato del popolo (cosa che certa stampa continua senza vergogna a propalare come verità…). Ci fosse stato chiunque di noi a Bruxelles, avrebbe ottenuto gli stessi risultati, checché ne dica Travaglio, con il corteo di disperate prefiche contiane.

I Paesi europei più ricchi e più ordinati del nostro hanno semplicemente dovuto prendere atto che la pandemia ha messo l’Italia (non solo l’Italia, ma l’Italia in modo prevalente) in uno stato di rischio che poteva pregiudicare anche il “loro” equilibrio finanziario ed economico.
Da qui tutto l’ambaradan che ci accingiamo a vivere e che manifesta con tutta evidenza, a chiunque, che d’ora in avanti, ci piaccia o no, saremo sotto sorveglianza molto stretta da parte degli altri Paesi, e non per spirito calvinista, ma per diretto interesse economico, che è peggio.
In altre parole, se i nostri comportamenti non saranno più che adeguati e coerenti agli impegni presi, i soldi o non arriveranno affatto (e infatti saranno erogati ad avanzamento lavori) o, una volta erogati, saranno sottoposti ad un’attenta valutazione del merito di come saranno stati spesi.
Insomma, altro che Troika (Commissione, Banca Centrale, Fondo Monetario), avremo addosso i controllori di 26 Paesi, alcuni dei quali molto, ma molto, occhiuti ed anche molto prevenuti verso le purtroppo ben conosciute italiche virtù.

Possiamo pure fare spallucce e confidare nello Stellone Nazionale, ma i soldi sono tanti e nessuno sarà disposto a scherzare. In caso di inadempienza troveranno il modo per metterci sotto tutela, né più né meno come ad agosto del 2011, con la famosa lettera dei Governatori Trichet e Draghi, che elencava per filo e per segno quello che Mario Monti fu chiamato e costretto a fare pochi mesi dopo, deposto l’ingombrante Silvio Berlusconi.

Non è difficile capire che, se oggi la situazione è molto diversa, è solo perché Draghi sta da questa parte del campo, gioca con noi ed è il principale, l’unico, garante della politica italiana.
Chi non si rende conto di questo, e ritiene il governo Draghi una parentesi, o peggio un accidente, nella travagliata storia politica italiana, parentesi o accidente da chiudere al più presto, vive semplicemente su un altro pianeta, non ha capito nulla ed in realtà gioca allo sfascio.
L’ha capito perfino Salvini che, bon gré mal gré, si è lestamente accodato alla maggioranza di Governo per non rimanere tagliato fuori dalla più grande operazione di ricostruzione del Paese dopo la Guerra.
Che non lo capisca il centrosinistra è oltremodo grave; che ci sia chi si picchi di marcare risibili distinguo è ancora più paradossale.
Che il PD accetti di buon grado di umiliarsi oltre ogni decenza nella ricerca dei Ciampolillo per il fantomatico Conte tre, non rendendosi conto di toccare così il punto più basso di dignità nella sua storia, e invece faccia fatica a rivendicare come suo il Governo e come sua la leadership insieme a Draghi, è veramente incredibile.
Capiterà che persino i cinquestelle, pur in palese agonia, riusciranno ad arrangiare una qualche soluzione pasticciata per dare una parvenza di presentabilità alla loro proposta, mentre il PD sarà ancora lì a discutere se Draghi sia più di destra o di sinistra, se i consulenti economici scelti siano più o meno liberisti, mentre un Vicesegretario, del tutto privo di senso del ridicolo, seguito da uno stuolo di seriosi intellettuali di area, firma appelli accorati, affidandoli a giornali compiacenti.

Mentre scrivo, mi pare incredibile che ciò accada, eppure accade.
Et excrucior, come scriveva Catullo.

Per primo il centrosinistra dovrebbe capire che il punto di caduta di questo frangente storico è il 2026, quando cioè i progetti dovranno essere completati, e non prima.
È quello l’orizzonte, e allora tanto vale cominciare a pensare da subito a come muoversi da qui a lì.Il tempo non è tanto e tante cose ci sono da fare.
Chi si muoverà prima avrà un vantaggio competitivo, chi aspetterà rischierà di essere scavalcato dagli eventi e dover rincorrere.

Questa non è una partita come le altre, è LA partita da cui dipende il futuro del Paese per i prossimi decenni.
Vogliamo farla giocare a Salvini, Meloni, e all’ectoplasma di Berlusconi?