Seleziona una pagina

di Vincenzo Pino

La sindrome del Mugello

Immemore dalla storia politica del Pd anche Letta sente il fascino attrattivo ed irresistibile dei populisti.

Già D’Alema aveva praticato questo terreno eleggendo nel Pd Antonio Di Pietro al Mugello nelle suppletive del 1997 al Mugello.

E pure Veltroni si prestò ad analoga esperienza nelle elezioni del 2008, ammettendo Italia dei Valori nell’alleanza col Pd di quell’anno.

E così Di Pietro potè costruirsi il partito personale che nel giro di un anno dal 4% passò alle Europee al 7% mentre il Pd precipitava al 26, perdendo 8 punti.

Lo descrive oggi tutto questo Francesco Cundari su Linkiesta, descrivendo questo fenomeno coma la sindrome del Mugello.

Pd e cinque stelle in competizione per lo stesso elettorato

Ma più opportunamente Letta avrebbe potuto ricavare elementi di riflessione anche dai sondaggi di queste settimane.

Che hanno visto precipitare il Pd dopo le dimissioni di Zingaretti a tutto beneficio del movimento cinque stelle che lanciava Conte come leader.

Sondaggi che sono cambiati precipitosamente proprio quando Letta divenne segretario del Pd e lanciò una grande apertura verso tutti i partiti del centro sinistra abbandonando l’ipotesi zingarettiana dell’alleanza strategica ed esclusiva con LeU e M5S.

Dinamiche che fanno capire anche ai tardi di comprendonio come Pd e cinque stelle sono in competizione tra loro.

E che quanto il profilo democratico si allarga tanto più lo spazio politico e di consenso per il M5S si restringe.

Alla luce di tutto questo mi appare come degno di Tafazzi l’incontro romantico ed affabile tra Letta e Conte.

Chi ci guadagna e chi ci perde tra i due

Con questo incontro Conte ha infatti realizzato diversi obiettivi.

Quello di essere stato legittimato leader dall’esterno mentre invece all’interno non lo é, viste le difficoltà di essere eletto attraverso la piattaforma Rousseau per attivare la quale Casaleggio chiede soldi e spazio politico.

Un secondo obiettivo raggiunto è stato quello di aver conquistato uno spazio mediatico che quasi nessun giornale gli assicurava più, vista la situazione di stallo e di disagio in cui versa il M5S.

Di cui l’ultima testimonianza è l’uscita del deputato Giorgio Trizzino dal M5S.

Per non dire che dal punto di vista dei contenuti l’incontro non ha prodotto nulla, specie per le amministrative, visto che il sostegno alla Raggi da parte di Grillo blocca qualsiasi trattativa.

Per tutto questo secondo me il frettoloso incontro tra i due è stato uno scivolone per Letta che non ha portato al Pd nessun risultato se non quello di allontanare forze importanti del centro sinistra.

Pensare prima di fare

Non si fa così caro Letta. In un partito complesso come il Pd occorre agire con sagacia e non con vezzi propagandistici e generici senza un disegno ed una valutazione collettiva di ciò che ci si propone.

Come dimostra la vicenda della capogruppo alla Camera. Bloccata dalle divisioni interne al gruppo e dalla pretesa di Forza Italia di subentrare alla Presidenza della Commissione retta dalla Serracchiani.

Mentre invece il vituperato Marcucci il risultato lo ha ottenuto al Senato assumendosi la responsabilità di indicare la Malpezzi.

Non a caso, infine, Letta è uno che già perde quota nel consenso, come illustra Masia nei suoi sondaggi di Agorà diieri.

E per uno che è lì solo da due settimane non è un bel segnale se non ha goduto dell’effetto novità e della conseguente luna di miele.

Pensaci Enrico.