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Considerando che il “Premier” è in carica da poco più di un mese (più una settimana) e indicando nel 18 febbraio l’alba del nuovo Governo, possiamo considerarci oggi nella aurora del suo mandato; il sole è ancora sotto l’orizzonte, ma i suoi raggi primaverili iniziano la propria rifrazione nel cielo. 

In questi lunghi 36 giorni abbiamo capito alcune cose e ne abbiamo intraviste altre; ma soprattutto abbiamo chiaro quanto il modo di occuparsi della cosa pubblica del Prof. Draghi sia differente da quello congeniale a chi lo ha immediatamente preceduto. 

Tra “salti della quaglia” e giravolte alla Michael Jackson, l’Avvocato del popolo aveva una sola caratteristica predominante: a Roma si usa dire che “te la sapeva ‘ncartà”. Se per merito di Casalino (come dicono i più generosi con quest’ultimo) o per sua indole naturale, la realtà è stata tuttavia evidente a molti da subito, a tanti in corso d’opera, ma per altri la strada della comprensione è ancora lunga…

In questi 36 giorni abbiamo capito anche che il PD di ZingaLetta si è posto un obiettivo molto ambizioso: fare peggio di quanto aveva fatto nei 45-50 giorni precedenti… anche in questo caso, tra uno slogan riformista e un occhiolino populista, si è passati -per dirla in maniera scherzosa- da una posizione di sottomissione ad un più dignitoso “missionario”; ma si va sempre a letto con la persona sbagliata, nel reciproco ed imbarazzante (per certi versi) proposito dei due amanti di rubare qualcosa l’uno all’altro.

Questi 36 giorni ci hanno anche mostrato l’incredibile somiglianza tra i due estremi del parlamento; sovranisti e “fassinisti” (si scherza…) stanno entrambi un po’ dentro e un po’ fuori dal governo. Un po’ attaccano, un po’ profittano, traendo benefici e disdette da entrambe le posizioni (e nel medesimo momento), condannandosi ad un’eterna contraddizione che forse è addirittura insita nelle proprie ideologie e, in definitiva, coerente con la propria natura. 

Se Atene piange, Sparta non ride! Tra gli uni (partiti maggiormente rappresentati al governo attuale ma in doverosa contrapposizione con i due precedenti, di cui hanno fatto convintamente parte) e gli altri (estremisti rimasti simpaticamente all’opposizione) si è creata una voragine, libera e immacolata; talmente ambita da essere attualmente più popolata da tiratori liberi di quanto non lo sia una talk show di la7 da simpatizzanti grillini. 

Dispiace pensare che questi “tiratori liberi” -e/o facilmente liberabili- potrebbero costituire una forza politica che partirebbe dal 15/20%; se solo si parlassero onestamente in faccia, piuttosto che tramite giornali o social network. 

Ad ogni buon conto, tra una chiacchiera e l’altra sto rifuggendo al contenuto di questo scritto, che è descritto nel suo titolo. 

Draghi parla poco; lo fa in genere a risultati ottenuti o effettivamente programmati, ma sempre con una sincerità spesso sbalorditiva. Sincerità ben diversa da quella forzatamente ostentata dall’ultimo inquilino di Palazzo Chigi (“devo fare i nomi….”, come dimenticarlo). 

Draghi non riprende nè moralizza il cittadino, come farebbe il vicino di casa che ti ha visto crescere. 

Draghi non contrappone ceti sociali, classi anagrafiche, tenebre e bazooka… 

Draghi però con due parole -e con uno stile innato- dice più di quanto l’equilibrista giallorossoverde sarebbe riuscito a dire in una delle sue ritardatissime e nottefondissime conferenze stampa. Ho appuntato quattro esempi degli ultimi giorni, elementi incidentali di un discorso più ampio nel quale volutamente (e contrariamente dal solito) si indica la luna per mostrarla a tutti, ma a qualcuno si vuole mostrare il dito (magari quello medio).

Le trascrivo qui di seguito:

– “recuperare i ritardi dei mesi precedenti…”

  – “altre (regioni, ndr) trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”;

 – “Ci sono state scelte … che dovranno essere riconsiderate, sulla base della scelta del governo che ritiene la scuola in presenza un obiettivo primario”;

 – “il ritmo delle vaccinazioni è di quasi 170mila dosi al giorno, con riferimento alle somministrazioni di marzo, comunque più che raddoppiate rispetto ai mesi precedenti”. 

Mi fermo qui, ma potrei proseguire;  e non chiedetemi di commentare nè spiegare. 

A certi livelli, l’ermetismo del buon senso e quello della buona politica si adoperano perché certi concetti e certi obiettivi siano compresi (o anche semplicemente colti nell’immediatezza) solo da chi è empatico con il narratore (come me) o è direttamente oggetto della critica e/o del paragone (come 4 o 5 scappati di casa purtroppo ancora in circolazione).