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Tiene banco la proposta del Segretario del Partito Democratico Enrico Letta di introdurre una nuova tassa che vada a colpire i grandi patrimoni per finanziare, senza ricorrere al debito pubblico, una “dote” per i giovani, che consenta loro di studiare, formarsi, andare a vivere da soli.

Cosa c’è di male, direte voi? Pare una proposta giusta e sensata, nell’ottica anche della redistribuzione del reddito.

Il problema è che la proposta di Enrico Letta è immorale, non tanto perché sia immorale tassare i patrimoni alti per finanziare misure di sostegno ai giovani (chi, sano di mente, lo sosterrebbe?), ma perché i patrimoni che Letta vorrebbe tassare vengono intaccati in un momento ben preciso: la successione.

Qui sta l’inghippo. I patrimoni trasmessi per successione sono già tassati e saranno tassati in seguito: su di essi, infatti, sono già state pagate le tasse da chi è venuto a mancare; e, una volta trasmessi in eredità, saranno ancora tassati poiché entreranno nella proprietà di altri, gli eredi.

Una tripla tassazione, insostenibile da ogni punto di vista.

Avremmo bisogno, va detto, di una riforma complessiva del fisco: ancora troppi costi, troppe tasse, spesso anche ingiuste, gravano sulle fasce di reddito più basse, mentre i grandi detentori di ricchezza continuano ad avere regimi fiscali che – bisogna dirlo, senza nascondersi – non sono equi. Eppure, la strada non è quella dell’introduzione di una odiosissima tassa sui morti e sulle disgrazie, per altro in questo periodo in cui stiamo contando i decessi causati dalla Covid-19.

Una riforma del fisco più progressiva, nel solco del dettato costituzionale (si metta il cuore in pace Salvini: la flat tax, oltre che ingiusta, è pure contraria all’articolo 53 della Costituzione), ma che abbia una visione larga e che non introduca tasse e imposte di natura prettamente ideologica.

La redistribuzione del reddito è un principio sacrosanto ed è uno dei precipui compiti dello Stato in un sistema economico libero; ma questa non può diventare una bandierina da piantare per ragioni elettorali, come invece vorrebbe il Partito Democratico a guida Enrico Letta.

La tassa sui morti, lo ripeto, non è la soluzione ed è immorale, anche quando prevista per i soli grandi patrimoni; e sembra proprio un’idea di propaganda, lanciata credendo di dire qualcosa di intelligente mentre si ottiene di diventare sempre più populisti.

Per fortuna, dobbiamo dire, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha immediatamente stroncato questa assurdità sul nascere. La tassa di successione è un ricordo per il nostro Paese e tale deve restare (la sua abolizione è una delle poche cose per cui, va detto, dobbiamo ringraziare il Presidente Silvio Berlusconi). E vi dico già fin da subito che l’argomentazione del “in altri Paesi europei c’è” non mi convince per nulla: se un’ingiustizia viene perpetrata in Francia o in Germania non diventa automaticamente buona; mai, come in questo caso, non vale il detto “mal comune mezzo gaudio”.