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“Finora abbiamo fatto l’impossibile, adesso faremo il necessario” – così parlò l’Elevato (al secolo Giuseppe Grillo, detto Beppe, ex-comico ed aspirante oracolo), lasciando al colto pubblico e all’inclita guarnigione l’onere dell’interpretazione.

In realtà bastava una sola parola, che a molti milioni di trepidanti spettatori sarebbe apparsa doverosa: “Scusate!”.
E invece ci tocca ancora assistere, elezione dopo elezione, all’agonia di un Movimento che si sfarina, anzi evapora, sempre più velocemente, mentre intorno c’è chi fa di tutto per nascondere la dura realtà, e il vapore generato aiuta l’occultamento, che di per sé sarebbe una fatica improba.

Mentre si scolora anche il mito del truce Capitano che, in preda a violente crisi isteriche, col volto arcigno di chi fa molto sul serio ma che in realtà se la sta facendo addosso, spara anatemi sconclusionati contro il Governo di cui fa parte ed il suo Presidente del Consiglio, manco questi fosse un Giuseppe Conte qualunque (e infatti il Presidente lo ignora, invitandolo a spiegarsi meglio …),
mentre persino la Mamma Cattolica e Italiana, che pensava di avere in mano tutte le carte migliori, in realtà si ritrova con i soliti vecchi e frusti arnesi del neo fascismo (lei nel frattempo però prende le distanze dal nazismo, in un patetico tentativo di depistaggio …),
l’Avvocato del Popolo ed il suo Elevato mentore si esibiscono in spericolate contorsioni linguistiche, promettendo nientemeno che il “necessario”.
E cosa mai considererà “necessario”, l’ex-comico? Quale nuovo colpo di scena?

Ripeto, bastava: “Scusate!” e ci saremmo sforzati di mettere una pietra sopra a una dozzina d’anni di pericolosi attentati alla democrazia del Paese, di roboanti ma sempre vaghe promesse, di patetiche sceneggiate in favore di telecamera, e tanti, troppi, insulti, feroci, incivili, violenti, pieni solo di odio e volontà di distruggere il nemico.
Roba che purtroppo è risultata tutt’altro che impossibile, tant’è che l’hanno fatta, grazie anche alla colpevole indulgenza di chi ha finto di scambiare una manica di pericoli dilettanti con la “nuova sinistra”.
Media, intellettuali, opinionisti, falsi sapienti di vario rango ed estrazione, aiutati da una poderosa macchina del fango, diventata modello perfino della famigerata “Bestia” di Morisi-Salvini, hanno condizionato per anni la politica italiana per arrivare all’oggi, al disvelamento completo dell’inconsistenza di una proposta che non è mai stata tale, ma solo una mostruosa, gigantesca, presa in giro di tanti sprovveduti.

Danni ne hanno fatti tanti, e ancora ne faranno, soprattutto se una parte del PD continuerà nell’accanimento terapeutico verso l’ex-Avvocato del popolo, ex-punto di riferimento fortissimo, e i suoi zombie che, come tutti i morti viventi dei film dell’orrore, di anime ne potrebbero travolgere “molte anzitempo all’Orco”.
Voglio essere ottimista: non succederà.

Troppi sono infatti gli interessi concreti che vogliono portare a compimento i progetti europei senza troppi scossoni; già l’elezione del Presidente a febbraio sarà probabilmente traumatica, poi ci saranno altre amministrative, fino ad arrivare alle politiche del marzo 2023. Un percorso di per sé parecchio accidentato per il quale bisogna attrezzarsi adeguatamente.

Si fa gran parlare di una ipotetica forza politica “centrista”, che raccoglierebbe partiti e partitini oggi in ordine sparso. La cosa, banalizzata in questi termini, non mi convince affatto.
Preferisco pensare invece ad una forza riformatrice tutt’altro che “centrista”, ma piuttosto “radicale”, visto che si proporrebbe un “radicale” stravolgimento delle sonnacchiose abitudini nazionali.
Non è di centrismo moderato che il Paese ha bisogno, quanto di una potente spinta di trasformazione in senso “liberalsocialista”. La Germania ancora una volta ci potrà fare da guida.

Dopo le elezioni di qualche settimana fa, l’anziano e indimenticato socialista Rino Formica attribuiva alla SPD la “capacità di adattamento e revisionismo dottrinario” dell’idea di socialismo.
Io penso che non basti: serve il superamento anche dell’idea stessa di “socialismo”, seppur democratico, in favore dell’idea di “liberalsocialismo”.
È questa la chiave di lettura politica e culturale per la rinascita della sinistra nel nuovo millennio.
Non si può stancamente riproporre un’idea solo solidaristica, senza coniugarla con l’uguaglianza dei punti di partenza, delle pari opportunità, con le capacità di sviluppo, di adattamento, di crescita, basate sulle competenze, sul merito, sul riconoscimento della forza della scienza, della conoscenza e dell’iniziativa delle persone.
Una società dinamica ed accogliente può ottenere la solidarietà solo se c’è ricchezza da spartire, e la ricchezza si crea con l’impresa, con il lavoro, con la formazione. con la competenza, con il coraggio di investire, di scegliere e non con la resistenza, spesso ottusa, al cambiamento.
Non è nel passato che troviamo le soluzioni.
O siamo capaci di reinterpretare la Storia e adattarla alle esigenze di oggi o siamo condannati all’irrilevanza e soprattutto a soccombere alle spinte sovraniste, populiste, regressive che sono ancora molto forti.
La SPD in Germania pare averlo capito e soprattutto pare averlo fatto capire ai tedeschi. Vedremo.
Ora tocca a noi: certo non è considerando Draghi un passaggio di necessità, un “incidente“ da superare al più presto, che andremo nella giusta direzione.
Dobbiamo invece creare le condizioni perché si apra una lunga e stabile stagione di riforme, approfittando della favorevole congiuntura europea.
Smettiamola di spararci addosso a vicenda e guardiamo tutti avanti. Nella stessa direzione, possibilmente.

Questo è il compito di una sinistra moderna, non l’acritica riproposizione di modelli del Novecento né di fanciullesche utopie new-age.

Questo è davvero “necessario”.