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di Vincenzo Pino

Qualsiasi persona di buon senso sapeva che sarebbe accaduto.

Non bastavano più le minacce verbali agitate nei social e nei talk show.

Non bastavano gli accostamenti più o meno larvati ad una pretesa complicità nell’assassinio di Kashoggy.

“I soldi insaenguinato sarebbero stati quelli di Renzi, i trenta denari, l’accostamento a Giuda”.

Un crescendo di infamie, sostenuto ad ogni piè sospinto dai professionisti dell’odio che sembrano non rendersi conto più del valore delle parole.

Fino a ieri sera a Otto e mezzo dove la Gruber imbeccava Severgnini e la Murgia a riprendere ossessivamente la vergogna di cui dovrebbe coprirsi Renzi.

Ma non solo per questo ma anche per aver fatto cadere un governo col suo partito delle zero virgola zero.

Come se fosse stato un atto eversivo, la caduta in un governo per assenza di maggioranza parlamentare. Cosa che è regolarmente accaduta diecine di volte nella storia della nostra Repubblica.

Inomma quasi un Renzi golpista insisteva la Murgia impettita nella parte dell’accusatrice da Tribunale della Santa Inquisizione. ma ignorante di -storia e di diritto costituzionale.

La dialettica democratica parlamentare, il ruolo delle maggioranze e della loro prevalenza in una Repubblica Parlamentare, ficcate sotto i piedi come schifezze da calpestare.

Uno spettacolo orrido per chiunque conosca e rispetti i fondamentali della democrazia e della Costituzione Repubblicana messa a dura prova, questo sì, dall’indegno suk dei “costruttori”.

Da questo crescendo è venuto fuori il tentativo di minaccia coi due proiettili racapitati al Senato a Matteo Renzi.

Speriamo che l’ultimo capitolo di certa stampa non sia la narrazione che se le sia mandati lui stesso.

Così dicevano di Falcone, prima che fosse trucidato con la sua scorta.

“Le bombe inesplose alla sua villetta dell’Addaura se le sarà messe lui magari per smania di protagonismo”.

Solidarietà per Matteo Renzi.

Non sono bastate le inchieste farlocche su Consip con le trascrizioni falsificate, non sono bastate le indagini terririzzanti nel cuore della notte del caso Open, non sono bastati i richiami eversivi del magistrato Rossi che invita a realizzare un cordone sanitario attorno ad un rappresentante del potere legislativo. Come se fosse un appestato.

Non è bastato tutto questo. Ed ora si minaccia direttamente la vita di un rappresentante delle istituzioni democratiche per fermarne l’azione.

Speriamo che qualcuno si renda conto della deriva in cui siamo precipitati e cominci a moderare quel linguaggio d’odio che ha ispirato questo gesto.