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Intervenendo nell’appassionante dibattito sul ventunenne “renziano col Rolex” (che poi era un Piaget), dibattito che ha squassato la sinistra più del Congresso di Livorno del 1921, un famoso giornalista opinionista del Corriere ha sentenziato che “presentandosi con Carlo Calenda, e provenendo dal vivaio del futuro capo del centrodestra Matteo Renzi, R. P. è semmai un perfetto esempio di rolex senza comunista.
Battutona di grande effetto, con profondi ed arguti riferimenti, da Gad Lerner a Fedez, famose icone della sinistra rivoluzionaria nostrana.

Ma non è sul Piaget che qui vorrei soffermarmi a parlare, né sul suo malcapitato proprietario (emergenti, severe psicoterapeute junghiane, onniscienti e onnipresenti professori di storia dell’arte – ce n’è uno, Tomaso, che deve aver perso una “emme” in una rissa presso il rettorato, e ora non la trova più – ed altri maggiorenti opinionisti, oltre che il Gran Giurì dei Social in seduta plenaria e permanente, hanno già scolpito parole definitive di solenne condanna ed esecrazione).

Vorrei piuttosto affrontare la perentoria ed indiscutibile affermazione dell’opinionista, secondo il quale Matteo Renzi sarebbe il “futuro capo del centrodestra”. In subordine, devo arguire che comunque anche Carlo Calenda potrebbe andare bene. Perbacco!

Io ero rimasto, giorni fa, a Mario Draghi come ideale capo del centrodestra, nominato peraltro da un altro importante esponente della sinistra nazionale, nientemeno che Michele Serra, col quale ho ingaggiato in proposito un dibattito piuttosto “serrato” (le battutone le faccio anch’io …).

Insomma, pare proprio che la meglio sinistra, di questi tempi, si stia sbattendo molto per trovare un capo al centrodestra, avendo dato evidentemente per irrisolvibile la questione del capo del centrosinistra.
E già, perché di capi il centrosinistra non vuole proprio sentir parlare: e se ne trova uno, lo ammazza subito. Prodi, Veltroni, Renzi, adesso anche Draghi, evidentemente inadeguati, ingombranti, scomodi, non degni della fiducia dell’intellighenzia di una sinistra, oltre che rivoluzionaria, davvero incontentabile, dal palato sopraffino.
Piuttosto, visto che questi scalpitanti e iperattivi arrivisti hanno tanta voglia di fare, con un impeto di generosità li regaliamo al centrodestra, che se li smazzi pure, e con tanti auguri!

Per il centrosinistra servono altre luminose e più riflessive figure di leader, come Enrico Letta, Giuseppe Conte “riferimento del progressismo europeo”, oppure capi emergenti dal forte carisma, come Peppe Provenzano, Andrea Orlando, il sempreverde Cuperlo, il volitivo Speranza o, perché no, il mai domo cacciatore di giaguari usato-sicuro Bersani. L’inarrivabile D’Alema sembra temporaneamente uscito di scena, però …

Tutti accomunati da un’unica caratteristica, che li affratella e li rende particolarmente adatti al difficile incarico: nessuno di loro, manco per sbaglio, vincerà mai un’elezione, fosse anche da solo in gara.

E così ci togliamo questo insano pensiero di governare, di prenderci responsabilità, rogne a non finire, decisioni da prendere, qualcuno da scontentare, fosse mai che poi ci resta male e tocca consolarlo.
Convegni, petizioni, documenti programmatici, agorà, forse anche marce il sabato pomeriggio, mano nella mano, groppo alla gola, striscioni intelligenti, appelli accorati. Tutto questo, sì, purché qualcun altro governi e non rompa i coglioni. Anzi, glieli rompiamo noi.

Qui si scherza, ma la situazione è tragica: già nel 2002 (sono passati quasi vent’anni e siamo ancora lì …) Nanni Moretti a piazza Navona aveva sentenziato: “con questi dirigenti non vinceremo mai”.
I dirigenti sono in effetti cambiati, ma così continueremo a non vincere mai. Mai, nemmeno in un’assemblea condominiale.

Perché se non vuoi vincere, se ti fa schifo tutto quello che comporta, i compromessi, gli aggiustamenti, puoi solo vincere per sbaglio, per una combinazione astrale, di straforo, e allora poi ti tocca lo stesso caricarti tutto il peso sulle spalle ma in quel deprecato caso, guai ad esagerare, guai a mettere davvero mano ai problemi per risolverli davvero, e non solo per aggirarli.
Di esempi se ne potrebbero fare a iosa, e sarebbe noioso.

Allora meglio dare i migliori all’avversario, anche a parametro zero e con le minusvalenze conseguenti, purché non si mettano in testa di fare, qui, le riforme, di sconvolgere equilibri, di turbare qualche tranquillo tran tran ministeriale.
E quindi Draghi, Renzi, Calenda, ma forse pure Sala, Bonaccini, Gori, diamoli alla destra, che di leader ne ha bisogno, visto come sono ridotti, con capitani in confusione e mamme cristiane all’arrabbiata.

Noi intanto si va tutti a Capalbio a scrivere le tesi del prossimo congresso, assistiti dalla meglio intellighenzia, dai meglio opinionisti, sicuramente ed indefettibilmente di sinistra, col conforto delle oceaniche masse popolari (che sono un po’ in ritardo, ma arrivano, arrivano, non vi preoccupate …).
A moderare chiamiamo il famoso ma sicuramente modesto opinionista, il Minimo Granellini.