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Non si riesce a capire perché in questo Paese ci si scontri sempre con la matematica, pensando che sia un’opinione.

Il Senato è composto da 315 senatori eletti più quelli a vita, che attualmente sono 6. Totale 321. Ma mettiamo di togliere i senatori a vita, che molto spesso per età o per altri impegni non sono presenti alle sedute (sebbene qualcuno, come il Senatore Monti e la Senatrice Segre non manchino mai alle sedute più importanti).
Allora fanno 315. La maggioranza è quindi fissata a quota 158.
Parlo ovviamente della maggioranza assoluta, dato che quando si porta in votazione una Legge importante la sicurezza dell’approvazione si deve calcolare proprio nel modo più duro possibile.

Allora, 158.
Italia Viva ha 17 Senatori.
75 ne ha il Movimento 5 Stelle
38 ne ha il Partito democratico.
Totale: 130.
Aggiungiamo i senatori delle autonomie (6, togliendo i Senatori a vita e lasciando dentro Casini, ma ho comunque dei dubbi). Poi dal misto prendiamo i 6 di LEU e i 2 di +Europa.
Siamo arrivati a 144.

Ne mancano 14.
E quei 14 sono da prendere nel Misto (abbiamo già tolto tutte le componenti favorevoli, rimane dentro quella roba tipo Paragone con ItalExit, per intenderci, più altri sparsi).
Ma qui casca l’asino, perché il Vietnam parlamentare nel Misto è all’ordine del giorno.
E tutto ciò presupponendo anche, abbastanza irrealisticamente, che i gruppi che abbiamo citato non abbiano franchi tiratori al voto segreto (avete presente il Movimento 5 Stelle e la sua attuale condizione? Avete presente i famigerati “cattoDem” che stanno ancora nel PD?).

Avevamo detto che quando si porta una Legge così in Parlamento al voto non bisogna avere la certezza di approvarla, ma bisogna esserne più che certi: perché se non passa magari viene comoda come bandierina da sventolare nella campagna elettorale di qualcuno, ma nel frattempo si sono lasciate persone senza tutela e si può stare tranquilli che non si riparlerà in Parlamento di questi temi per un bel po’.

Allora davvero vogliamo correre il rischio? Davvero vogliamo provare a sfidare la sorte sulla pelle delle persone? Davvero vogliamo pagare questo prezzo?

Le forze di opposizione, Lega e Forza Italia su tutte, vogliono modifiche marginali. Si accontentano di ben poco, di qualche ritocco, che possa far loro dire che hanno modificato e migliorato la Legge. Cosa per altro nemmeno impossibile, perché la perfezione non è una dote umana e – vi svelo un segreto – Zan è un essere umano.

E poi cosa si sta proponendo? Una modifica che non cambia l’impianto della norma complessiva e che sostanzialmente significa che il testo di Legge diventa analogo al testo proposto non molto tempo fa da Ivan Scalfarotto. Non certo un testo discriminatorio, vista la storia personale e politica di Scalfarotto; per altro quel testo era stato sottoscritto pure da Zan: aveva forse sottoscritto una Legge omofoba o discriminatoria anche lui?

E conta ben poco il fatto che Italia Viva abbia votato questa Legge alla Camera addirittura proponendo modifiche su cui oggi vuole tornare indietro. La Camera è la Camera, il Senato è il Senato. E i numeri sono diversi. E se allora si sperava di trovare un consenso al Senato su quel testo (su cui Italia Viva non ha cambiato idea nel merito), oggi i fatti dimostrano che quel consenso non c’è e che la Legge non passerebbe. È semplice. La politica si fa così: ammettendo che una modifica proposta non ha trovato i numeri per essere approvata, facendo un passo indietro e trovando una formaluazione più accettabile e che possa passare in Parlamento. Non è un volta faccia, è la politica. È il pragmatismo. È la volontà di portare a casa una Legge che è meglio di “nessuna Legge”. E no, non è “una Legge a caso” quella che si può portare a casa oggi: è la Legge che il PD aveva voluto non molto tempo fa, il testo di Scalfarotto, che si poneva gli stessi obiettivi del testo di Zan. Con una forma e un metodo diversi, certo. Ma sempre con le tutele per i diritti delle persone che invece, insistendo a voler andare contro un muro, si frantumerebbero e non si potrebbero rimettere insieme per molto tempo.

Se c’è la volontà politica del dialogo, un accordo si trova in pochi giorni. La Legge si approva al Senato e poi alla Camera si calendarizza immediatamente (cosa a quel punto possibile, visto che l’accordo potrebbe una maggioranza larghissima) e, magari il voto di fiducia, se tutte le forze della maggioranza di governo dovessero entrare nell’accordo, si approva in tempi rapidi. Probabilmente già in autunno.

Stando i numeri come sono, l’alternativa a questo schema e a questo accordo non è il DDL Zan, ma il nulla. Per un bel po’ di anni.

Questa non è solo politica. Non è solo etica. Qui c’entra anche la matematica, che obbedisce a Leggi che vanno oltre alle opinioni del PD, di Zan, della Cirinnà, di Renzi o di qualsiasi altra persona.