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di Vincenzo Pino

E’ ormai acclarato dai sondaggi che il Pd sia attorno al 15,16% dei consensi.

Se quello di Lunedì di Mentana aveva destato qualche perplessità nei dem, quello di Emg su Cartabianca toglie qualsiasi dubbio.

E’ come se in parte significativa l’elettorato Pd contribuisse al rafforzamenti di Conte, ovunque si collochi.

D’altra parte i continui apprezzamenti di Conte da parte del trio Orlando, Bettini, Zingaretti ne hanno creato tutti i presupposti delegandogli la leadership del centro sinistra, almeno quella convinta dell’alleanza strategica.

Nonostante le botte elettorali subite dapprima in Umbria e poi in Liguria. Ma tant’è.

Per cui la delusione per la formazione del governo Draghi e premia quella figura nella speranza di un possibile ritorno, con tanti nostalgici nelle fila democratiche.

Mentre getta in confusione totale il suo gruppo dirigente ed in particolare che ha propugnato il mantra o Conte o morte.

Abbattuto dall’iniziativa renziana e dalla scelte del Presidente della Repubblica.

Oscilla ora il Pd, infatti, tra la nostalgia del vecchio governo e del vecchio schieramento a supporto e la opportunità che offre una compagine politica rinnovata e qualificata cui offrire il proprio leale e convinto appoggio.

Un Pd dilaniato ed in mezzo al guado in cui non è il gioco delle correnti a bloccare il processo di consolidamento del partito quanto l’assenza di una linea politica chiara e non oscillante un giorno sì e un giorno sempre.

La sortita delle sardine, infatti, non deve stupire.

Nella fase del Dicembre 2019 la discesa in piazza di quel movimento venne battezzato come il rinnovamento della politica da Zingaretti e co.

Una mobilitazione del tipo i girotondini ovvero il popolo viola che si prosciugarono, però, nel giro di una stagione.

Doveva essere il lievito che accompagnava la rinascita di una sinistra nel paese mentre invece è risultato un fenomeno importante ma locale e temporaneo che si è espresso in una regione dove la boria salviniana aveva il piglio dell’invasione esterna.

Nulla di tutto questo è avvenuto infatti nelle successive elezioni regionali

Senza aver chiaro che il fenomeno di rigetto antisalviniano ha coinvolto di certo le piazze ma più profondamente l’elettorato grazie al buon governo di Bonaccini.

Ora che il Pd è al governo con la Lega le sardine chiedono conto e ragione di questa scelta cercando di imporre liste di proscrizione contro tutti coloro che non si dissociano da questa scelta.

A cominciare da Bonaccini passato per loro rapidamente nelle fila del nemico di destra, dopo essere stato un eroe.

Ma non scherza minimamente il movimento cinque stelle nell’opera di divisione del Pd.

Che vedendo la difficoltà dell’alleato infilano il coltello nella piaga a cominciare da Grillo, seguito a stretto giro di posta da Casalino.

Ecco perchè Zingaretti se ne è andato.

Per le divisioni politiche che sono all’interno del Pd e che lui non riesce più a ricomporre.

Avendo dato spazio ad alleanze politiche ed offrendo credibilità a soggetti esterni al Pd che ora ne chiedono il conto.

E che nella fase di debolezza acuta del Pd vorrebbero farlo diventare un movimento subalterno e fiancheggiatore della loro linea politica e della brame di potere che rappresentano.

Le tardive reazioni alle infamie delle sardine da parte della presidenza del Pd che fino al giorno precedente ne lisciava il pelo soni il segno del caos in cui è precipitato questo partito.

Come le mancate risposte a Casalino in cui sembra impegnata solo la corrente di Base Riformista del Pd, mentre Bettini parla d’altro e Zingaretti va dalla D’urso. Tanto lo sa che lì nessuno gli farà domande serie.