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Continuano le incredibili accuse di irresponsabilità a Renzi per l’apertura della crisi così come, su un altro versante continua il mantra di un Renzi che ha cancellato i diritti dei lavoratori. In questo articolo provo a ribaltare questi clichet usati a piene mani fino ad essere diventati virali da parte di una certa sinistra.

La sinistra italiana, da quando ha smesso di pensare in grande (e sono ormai tanti anni), è sempre più attaccata ai soliti clichet, ragiona per frasi fatte che ben poco corrispondono a quella che è la realtà.

E’ come se la profonda incapacità di arrivare, astraendo, a quello che è il reale, la vita vissuta, l’esperienza concreta venisse sostituita da vecchie impalcature argomentative che si basano solo sul fatto che chi le argomenta è convinto di quello che dice e poco importa se siano vere o false.

Negli ultimi giorni mi sono imbattuto in due di queste impalcature argomentative che mi hanno confermato nella mia convinzione essere la sinistra fuori dal mondo reale.

La prima è una affermazione di Zingaretti, l’ormai ex segretario del PD, che in un lungo post sui social ribadisce, en passant, che la scelta fatta da Renzi di aprire la crisi sia stata una scelta da “irresponsabili”.

La seconda è contenuta, anch’essa en passant e data come una cosa scontata, in una intervista dell’ex parlamentare nonchè ex ministro Cesare Damiano che afferma apoditticamente la necessità per il PD di “recuperare una identità sociale smarrita con Renzi”.

Due clichet, due impalcature argomentative che non hanno nessun punto di contatto con la verità ma che, nella letteratura di sinistra viaggiano da anni diventando per molti verità acclarate contribuendo così, con la loro falsità a creare quel clima di odio che si respira attorno al giovane leader fiorentino.

Provo a spiegare perché le due affermazioni sono false.

MA E’ VERO CHE LA CRISI DI GOVERNO E’ STATA UNA AZIONE DA IRRESPONSABILI?

E’ facile ribaltare questa argomentazione dell’ex segretario del PD.

A nostro avviso sarebbe stato da irresponsabili di fronte alla crisi sanitaria ed alla crisi economica continuare con un Governo immobile, incapace a scrivere un piano serio per Il Recovery Fund ed a mettere in piedi un serio piano vaccinale per il momento in cui i vaccini sarebbero stati pienamente disponibili.

Quello di Renzi e di Italia Viva è stato al contrario un gesto di grandissima responsabilità per il paese ed è mia personalissima opinione che non sia stato fatto al buio senza sapere quale sarebbe stato il punto di caduta. E’ mia opinione che Matteo Renzi avesse in mano delle carte coperte ed avesse delle sicurezze che nessuno di noi era in grado di avere. E’ una opinione che mi sono fatto per la rapidità eccezionale con cui Mattarella, dopo il fallimento della mediazione Fico, ha chiamato Draghi e la crisi si è risolta in men che non si dica.

Renzi nella sostanza ha lavorato per sostituire un Governo retto da un trasformista senza alcuna competenza e che si reggeva a galla grazie ad un formidabile apparato comunicativo con l’uomo che nel 2012 ha salvato l’Euro e tutti noi dall’assalto della speculazione finanziaria che stava per ridurre sul lastrico l’intera Europa, l’uomo che non ha avuto paura di mettere in minoranza nella BCE i banchieri tedeschi contrari nettamente all’acquisto da parte della Banca centrale europea dei titoli emessi dagli Stati nazionali, l’uomo che ragiona e si confronta da pari a pari con tutti i grandi della terra.

Nella sostanza Renzi ha lavorato per sostituire una scartina come l’avvocaticchio di Vulturara Appula con un fuoriclasse. E’ irresponsabilità questa?

Comprendiamo che l’avvento del Governo Draghi ha scombussolato le carte che Zingaretti e Bettini si apprestavano a giocare e comprendiamo che ci siano rimasti un po’ male che l’uomo che aveva firmato i decreti sicurezza e che incredibilmente veniva considerato un faro per le sinistre fosse stato mandato a casa, comprendiamo tutto ma dire il contrario della verità non lo compendiamo.

E continuiamo a pensare che i veri irresponsabili sono quelli che in nove mesi avevano messo nel Recovery Plan soltanto i titoli delle missioni (scopiazzate tra l’altro dalle direttive UE), senza organicità, senza visione, senza l’elenco di un piano di riforme allegato, senza tabelle e senza fattibilità; sono quelli che in previsione dell’arrivo (in ritardo certo anche per responsabilità UE) dei vaccini si gingillavano con le primule e non predisponevano un serio piano vaccinale; irresponsabili sono quelli che hanno affidato ad una sola persona, il commissario Arcuri, una enormità di incombenze, dal rimanere AD di Invitalia alla gestione del problema ILVA, dall’acquisto delle mascherine alla predisposizione del piano vaccinale; sono quelli, e mi fermo qui per carità di patria, che dopo l’approvazione del decreto semplificazioni ci hanno messo sei mesi per la nomina dei 58 commissari per le opere pubbliche da far partire immediatamente.

MA E’ VERO CHE CON RENZI IL PD AVREBBE SMARRITO LA SUA IDENTITA’ SOCIALE?

Questo secondo apparato argomentativo che i “sinistri” ripetono ad ogni piè sospinto, e cioè che con Renzi il PD avrebbe smarrito la sua identità sociale, dimostra chiaramente come certa sinistra abbia davvero perso ogni contatto con la realtà.

Sono decenni (e Renzi, per ragioni anagrafiche non c’entra nulla) che ormai si registra una crisi profonda nei rapporti tra la sinistra e i ceti popolari italiani, non solo al Sud dove la sinistra non ha mai avuto un grande appeal ma soprattutto al Nord, nelle regioni operaie dove già dalla seconda metà degli anni 90 del secolo scorso il popolo votava in massa per la Lega e per Berlusconi. Di quale identità sociale parla Cesare Damiano? Su quali ricerche sociologiche si basa questa sinistra per identificare un sociale che ha nella frammentazione e nella crisi dei vecchi legami sociali la sua cifra identificativa? e che ormai è cosa diversa da quello compatto del fordismo durato fino alla seconda metà degli anni 70?

In molti non si rendono conto che questa frammentazione e questa crisi dei legami sociali hanno travolto i modi di essere e di pensare della vecchia sinistra a cui Cesare Damiano ancora appartiene.

Ed è per questo che parlano di perdita di identità sociale quando invece siamo stati e siamo in presenza di una riscrittura totale del paradigma con cui si interpretava l’essere sociale, paradigma che loro non conoscono e quindi sono come quei cacciatori di farfalle che vanno a caccia con un retina dai buchi troppo larghi.

Cari compagni l’analisi della sconfitta (a voi sempre molto cara come le martellate sui coglioni di un famoso personaggio televisivo) deve andare ancora più a fondo e deve scavare dentro quell’apocalisse antropologica che negli ultimi 30 anni ha modificato i desideri, le sensazioni, le richieste, gli obiettivi di quelle che un tempo erano chiamate le masse popolari, quella apocalisse antropologica per cui l’anelito alla libertà di tante lotte della sinistra si è trasformato nel più grande motore biopolitico e bioeconomico del capitalismo globale.

Una apocalisse antropologica che è comune a tutto il mondo occidentale (la vittoria di Trump negli USA ne è stato un esempio eclatante come fu un’anteprima assoluta, 25 ani fa, la vittoria esprimente egemonia di Berlusconi).

Contrariamente a Cesare Damiano ed ai suoi compagni di sinistra Matteo Renzi e i dirigenti di quel PD dei 1000 giorni hanno provato ad essere interpreti di questa nuova socialità e mentre la sinistra archeologica ovunque annidata pensava che la contemporaneità fosse la fine definitiva del mondo altri, tra cui Renzi, hanno pensato che quella era la fine di “un” mondo e non la fine del mondo o, per dirla tutta, che la fine di “una” certa sinistra novecentesca non era certo la fine della sinistra tout court.

La verità è che quella tendenza di fuga dalla sinistra fu invertita una prima volta da Veltroni nel 2008 (con oltre 12 milioni di voti) e da Renzi nel 2014 (con oltre 11 milioni di voti).

E fu invertita perché gli italiani individuarono in quelle due esperienze che erano al loro esordio una forte carica innovativa (indipendentemente dalla divisione classica tra destra e sinistra).

Ma il peso del vecchio, la zavorra di una sinistra che non sapeva piu’ interpretare la realtà misero fine a quelle due esperienze condotte da due persone tra l’altro molto diverse tra di loro come il buon Walter e l’antipatico” Matteo.

Altro che smarrimento della identità sociale!! Semmai con una serie di misure dei 1.000 giorni Renzi ha dimostrato di essere piu’ vicino alla realtà sociale contemporanea di quanti ancora si attardano con il pugno chiuso  a cantare bandiera rossa e ad inzeppare i loro discorsi di frasi fatte che non significano piu’ nulla, veri reperti archeologici di un era che non c’è più.

E senza sottrarci ma rivendicandolo con orgoglio, parliamo anche del Jobs Act che Damiano invece (ed i suoi compagni) portano come esempio della rottura di Renzi con le masse popolari.

La sinistra ama da sempre vivere di simboli che a lungo andare diventano dei totem. Tra i tanti uno di questi simboli in positivo sarebbe l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori mentre in negativo sarebbe il Jobs act.

E a niente serve ricordare che fino alla vigenza piena dell’articolo 18 questo strumento non è servito a bloccare la chiusura di aziende ed i relativi licenziamenti di massa.

E non ha impedito che, prima del 2014, i licenziamenti fossero superiori alle assunzioni come non ha impedito che l’80% delle poche nuove assunzioni fossero assunzioni precarie ed a tempo (il contrario di quello accaduto dopo il 2014 quando le nuove assunzioni erano superiori ai licenziamenti e complessivamente oltre la metà, circa 500.000 erano a tempo indeterminato).

Tutti sappiamo che la precarizzazione dei rapporti di lavoro prima del Jobs act riguardava il 75% dei nuovi contratti  e che la vecchia sinistra aveva contribuito non poco negli anni precedenti, a partire dal governo del sinistro D’Alema, a precarizzare il mondo del lavoro. Con il Jobs act questo rapporto si è ribaltato ed i nuovi assunti sono stati, in quegli anni, per oltre il 50% contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, con ferie, malattia, Tfr, permessi, contributi pensionistici, paternità e maternità etc etc.

A mio avviso il Jobs act è sicuramente più di sinistra delle misure sul mercato del lavoro adottate dai governi Prodi e soprattutto D’Alema che hanno precarizzato all’infinito.

Ma dicevamo che non serve a niente dire tutto questo perché quella sinistra vive con la testa ficcata sotto terra.

Così come non serve ricordare che il Jobs act non è solo l’articolo 18 ma anche la legge che ha consentito ai riders di vincere a Milano una causa epocale contro i loro datori di lavoro (sulla base della sentenza della Cassazione 1633/2020), la legge che ha messo fine alla vergognosa pratica delle dimissioni in bianco, è la legge che, come scrisse Tommaso Nannicini, “ha introdotto la Naspi (con 2,5 miliardi di euro aggiuntivi all’anno) cioè un sussidio che copre il 97% dei lavoratori dipendenti se perdono il lavoro una copertura se la sognano nella maggior parte dei paesi europei. Il sussidio arriva fino a 1.300 euro al mese e dura fino a due anni: un anno in più di prima e i giovani non sono più penalizzati rispetto agli anziani. C’è la Discoll per i collaboratori e i giovani ricercatori. Anche gli apprendisti possono ottenere la cassa integrazione. Un milione e mezzo di lavoratori delle piccole imprese, che prima ne erano esclusi, adesso possono ottenere integrazioni salariali con i fondi di solidarietà”.

Quindi più diritti e non meno diritti. Il contrario di quello che sostiene Damiano.

Senza parlare del Reddito di inclusione una misura contro la povertà che era piu’ efficace del reddito di cittadinanza che è andato anche a chi non era certo un povero (esemplare il caso della famiglia degli assassini di Artena). E senza parlare ancora della legge contro il caporalato o della legge sul terzo settore. Senza dimenticare, perché sinistra non è solo diritti sociali ma anche diritti civili, la legge sulle Unioni civili.

Forse è stato di destra in quegli anni finanziare le imprese, soprattutto quelle piu’ innovative (vedi industria 4.0 e i finanziamenti per i superammortamenti)?

So che in tanti a sinistra pensano questo evidenziando una struttura mentale in cui prevale ancora la lotta di classe dove l’imprenditore è sempre identificato con il padrone sfruttatore. Ma lo diceva bene Franco Cassano, chiudo con le parole di questo studioso recentemente scomparso, quando nel suo “senza il vento della Storia” scriveva che siamo “in una fase storica diversa, le ragioni dei diritti e quelle della competitività, superando vecchie polarizzazioni ed invitando giocatori abituati a contrapporsi a giocare insieme per produrre un vantaggio comune.”

PS: alle ragioni piu’ profonde della sconfitta del 2018, sconfitta subita malgrado le tante cose fatte, rispondiamo in questo altro articolo pubblicato su renziani.it: https://renziani.it/caro-andrea-orlando-ti-spiego-perche-non-sono-stati-gli-anni-di-renzi-la-causa-del-crollo-del-consenso-al-pd/

Mentre in questo altro articolo provo a spiegare perché la sinistra è diventata una forza con insediamento sociale minoritario: https://renziani.it/articolo-enzo-puro/