Seleziona una pagina

di: Vincenzo Pino

Abbiamo parlato della aleatorietà dei sondaggi.

Tutto ciò per il basso numero del campione utilizzato che rende molto poco precisi i dati specie per le forze minori.

Oggi parleremo invece della coerenza dei sondaggi quando questi cercano di mettere insieme e di coordinare variabili diverse.

Parliamo in questo caso della coerenza tra andamento del consenso alle forze politiche corredato al consenso dei loro leader.

In genere si dovrebbe ricavare una correlazione positiva tra le due cose.

Ed invece non è così.

Prendiamo ad esempio l’ultimo sondaggio effettuato da Pagnoncelli sul Corriere della Sera pubblicato in questi giorni.

Da questo risulta che il Pd ha perso lo 0,9% rispetto al dato precedente.

Ma se guardiamo alla classifica del consenso ai leader, al contrario, Zingaretti crescerebbe di un punto.

Ancora più stupefacente il dato per Forza Italia che perderebbe il 2,6% mentre Berlusconi risulterebbe guadagnare un punto di consenso.

Situazione in qualche molto simile a quella pentastellata dove il movimento perde lo 0,9% ma il capo politico Crimi non perderebbe consenso nella classifica dei leader.

Mentre per Renzi ad una crescita elettorale di Italia viva dello +0,5% non corrisponde alcuna crescita di consenso personale.

Inviteremmo perciò i sondaggisti alla Pagnoncelli di spiegare la motivazione per questi andamenti sfasati di valori che invece dovrebbero procedere coerentemente.

O in subrodine di finirla di produrre sondaggi che, alla luce delle verifiche qui fatte, non significano nulla.

E mostrano elementi di contraddizione interna inspiegabili. Non si riesce a capire infatti come possa far crescerel consenso a leader di partiti che al contrario crollano vertiginosamente.

Così per saperlo.