Seleziona una pagina

di Vincenzo Pino

Si può dire che l’opera persecutoria di Damilano contro Renzi sia la sua mission giornalistica.

Mai visto un accanimento tanto continuato e tanto immotivato quale quello simbolicamente descritto nella copertina dell’Espresso del Ferragosto 2019.

In quella occasione stravolgendo la realtà politica in cui Salvini e Renzi erano contrapposti rispetto alla crisi del governo Conte uno, al prode gazzettiere non mancò l’estro di offrirne una lettura, fatta tutti di salti ed incoerenze del senatore di Rignano.

Vedi l’Espresso dell’Agosto 2019

Occorreva mettere la sordina all’attivismo di Renzi che modificando il suo precedente atteggiamento auspicava un governo Pd, cinque stelle per arginare la bulimia di potere di Salvini.

Non mancavano i motivi per questa scelta. Salvini era balzato nelle elezioni europee al di sopra del 30% prosciugando i cinque stelle.

Uno che da ministro dell’Interno aveva esercitato, sorretto dai decreti sicurezza, generosamente condivisi da Conte e cinque stelle, tentava la strada delle elezioni anticipate con i sondaggi che lo davano proiettato al 34/38%.

Richiedendo i pieni poteri.

No il democratico di sinistra (?) Damilano non scriveva nulla di tutto questo, preoccupandosi solo di delegittimare il senatore Renzi.

La difesa della casta

Forse perchè Renzi aveva querelato la settimana prima Padellaro, autore di analoga mistificazione sugli schermi di La7, il cui video è stato immediatamente censurato da Cairo.

Che come si sa fatica a pagare eventuali risarcimenti, allontanando ora Scanzi da tutte le sue trasmissioni.

Così Damilano è corso in aiuto al collega, riproponendo lo stesso refrain e lasciando intendere che per loro la libertà di stampa è un assoluto, intoccabile anche quando deborda nella diffamazione.

Ma anche più recentemente Damilano non ha risparmiato colpi a Renzi quando lo ha invitato a scegliere tra la carriere del lobbista e quello di parlamentare della Repubblica, dopo il suo viaggio in Arabia Saudita.

Vedi il video su Tagadà.

O quando gli ha lanciato un messaggio incontrovertibile dai canali televisivi.

” Renzi controlleremo tutto quello che fai e non ti lasceremo campare”.

Ispirato forse da quel magistrato che in barba alla Costituzione italiana ed alla separazione dei poteri scriveva recentemente nella sua rivista d’area:” Occorre creare un cordone sanitario attorno a Renzi”.

L’ultima tappa

Forte di tanto sostegno giuridico il Damilano si è lanciato contro l’ultima tappa dei viaggi di Renzi a Bahrein.

Ed ha scoperto nelle sue approfondite e profonde ricerche che il sito dell’evento invitava chiunque volesse partecipare ed acquistare biglietti doveva essere stato vaccinato due volte per essere ammesso al circuito.

Eureka! avrà gridato convulsamente festante. Ecco la prova che Renzi trasgredisce le leggi, non risultando vaccinato in Italia, ovvero che magari lo abbia fatto clandestinamente in Bahrein.

Anche qui magari aveva in testa la vendetta contro il reprobo ed una sorta di indulgenza per Scanzi all’insegna del motto “Se lo fa Renzi perchè Andrea non può?

E mal gliene incolse perchè Renzi era stato invitato da Jean Todt all’evento ed il regime per gli invitati era che avessero fatto il tampone con esito negativo.

Cosa che Renzi ha fatto il 27/3. Ed ora Marchetto è a rischio di querela.

Ora lo spiegone

Aspettiamo ora lo spiegone di questo infortunio a Propaganda Live dove può permettersi di pontificare ad libitum.

Stando attento alle parole, però.

Quello che è chiaro è che Damilano non può certo considerarsi un giornalista quanto un aspirante Torquemada.

Per cui non potrà sostenere la sua accusa con il sostegno della tortura.

Svegliati Marco non siamo più ai tempi della Santa Inquisizione, anche se il circuito mediatico giudiziario ha fatto di tutto per riportarci a qui tempi bui.

Altro che libertà di stampa.