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C’è una ipocrisia diffusa, che – per me – è frutto del più bieco populismo, secondo la quale i componenti delle Istituzioni che ci rappresentano nelle più alte funzioni legislative e di governo, siano da considerarsi avere gli stessi miei diritti in campo vaccinale.

La pandemia ci ha ricordato, in male, ma anche in bene, che ci sono cose nelle quali non siamo tutti uguali e ce ne dovremmo fare una ragione.

Sarò brutale. Se mi ammalassi e morissi mi dispiacerebbe moltissimo e questo costituirebbe un problema per i miei famigliari e qualche amicizia.

Se, invece, si ammalasse e morisse il Presidente della Repubblica, il capo del governo, qualche ministro o parlamentare, non sarebbe la stessa cosa. Inutile elencare i problemi che questo comporterebbe, che non coinvolgerebbero solo una ristretta cerchia di persone ma, a seconda della rilevanza e della vastità del caso, tutti i cittadini se questo impedisse o limitasse fortemente la vita delle Istituzioni.

Questo potrebbe accadere ancora oggi o per una qualche altra futura pandemia.

Capisco che la vulgata, coltivata per anni da parte di chi vorrebbe cancellare le Istituzioni democratiche, cominciando col decurtarne numeri e poteri, vorrebbe vedere la scomparsa del ceto politico. Alcuni magari in modo selettivo. E capisco anche che questo sentimento fuori controllo porta un certo numero di cittadini comuni, in altre circostanze ragionevoli, ad accodarsi a questa ipocrisia trasformata in tacito “diritto” al quale perfino il Presidente della Repubblica si è dovuto assoggettare, anche se di buon grado.

Ma gli organi costituzionali dai quali massimamente dipende il funzionamento dello Stato democratico non sono da considerarsi un servizio pubblico più che essenziale, imprescindibile?

Allora domando e vi domando, se venissero a mancare a causa del Covid le conseguenze – per tutti -sarebbero identiche a quelle determinate dalla mia morte?

E se il governo, qualunque sia, o il Parlamento, con qualunque maggioranza, fossero costretti a fermarsi a causa di questa o un’altra pandemia, sarebbe la stessa cosa se si fermassero sue o trecento cittadini comuni come me? Io non credo proprio. Si sospenderebbe non questa o quella norma, ma al limite l’intera Costituzone. Chi potrebbe farlo? E quanto temporaneamente?

So di essere in nettissima minoranza, probabilmente, ma la penso così e obbligherei a vaccinarsi tutti i parlamentari e i componenti del governo, almeno.

Oggi una parlamentare di Italia Viva ha sollevato questo problema in Aula alla Camera. Non scrivo sollecitato da lei, che neanche conosco, ma perché mi ci sono trovato d’accordo e non da oggi.

Non credo succederà nulla, è troppo forte la paura di sollevare la Vandea. Ma fa piacere che ci sia chi si sottrae al ricatto della parte peggiore della società, e se ne infischia dei sondaggi (farlocchi) e della caccia al consenso cialtrone.

In alcune circostanze non siamo tutti uguali, e sono molti i casi, piccoli e grandi, in cui la legge stabilisce ordini di priorità che non sono considerati discriminatori, né tantomeno privilegi. Dal salto della fila per le gestanti, alle assunzioni di categorie svantaggiate.      

Per esempio in tema di vaccinazioni si è deciso, giustamente, di dare la precedenza agli operatori dei servizi pubblici essenziali e ai cittadini più fragili, per età o patologie sofferte.

Dopodiché si può discutere su come sia giusto procedere anche a modifica del primo piano vaccinale.

Sono sempre stato convinto che, se vogliamo tornare al più presto alla normalità, sia della vita quotidiana, sia dell’economia, sarebbe meglio proseguire non in base al criterio dell’età decrescente, ma vaccinando al più presto tutta la popolazione attiva, che va a scuola e al lavoro, e che potrebbe tornare a far vivere cinema, teatri, musei, concerti, oltre che, ovviamente, tutta la catena del commercio a partire dalla ristorazione e dal turismo.

Da pensionato sano, penso che sia più utile, invece che vaccinare me, vaccinare mia moglie o mio figlio e tanti come loro che vanno a lavoro e a scuola tutti i giorni affollando i trasporti pubblici e facendo i salti mortali per tenere a distanza compagne e compagni.

Io posso restare a casa ancora qualche mese in più, ma sarei felice di vedere la vita riprendere sempre di più intorno a me.