Seleziona una pagina

In un Paese anglosassone Beppe Grillo sarebbe con ogni probabilità denunciato e condannato per oltraggio alla Corte: non credo si sia mai vista, se non ai tempi del peggior Berlusconi, un così smaccato tentativo di aizzare la piazza e sfruttare la propria notorietà e il proprio potere per influenzare un’attività giurisdizionale, Non si vede quale altro plausibile significato dare all’intemerata del Garante dei Cinquestelle, su una vicenda mediaticamente fredda, trattata con sospetta benevolenza dalla maggior parte degli organi di stampa e nella quale anche gli inquirenti hanno proceduto con un tatto infrequente, senza che il ricco rampollo del milionario e i suoi amici esibizionisti siano stati sottoposti a misure restrittive della libertà personale,

Ma naturalmente quello ai magistrati inquirenti e giudicanti non è l’unico né il più importante degli oltraggi di cui quel video osceno è responsabile. E lo scriviamo senza alcuna pretesa di conoscere la verità sulla presunta violenza di gruppo avvenuta nella lussuosa villa sarda di proprietà del comico nell’estate di due anni fa. Di più: lo scriviamo a prescindere dalla nemesi e dal contrappasso così egregiamente sottolineati da Maria Elena Boschi.

Vogliamo fingere di dimenticare che Beppe Grillo sia il capo del Parito Giustizialista Italiano, che sia stato e sia lo strumento che ha portato in piazza l’ideologia manettara dei Travaglio e dei Davigo, che abbia diffamato a man salva e che abbia utilizzato le vicende giudiziarie dei parenti dei suoi avversari politici per speculazioni e sciacallaggi d’ogni tipo. Vogliamo solo spiegare perché quel video è oltraggioso, e di quali valori in particolare.

Prendete ad esempio il valore della genitorialità. Non è in questione che lo scarrafone sia bello a mamma sua, e che quindi papà Beppe e mamma Parvin siano certi che il loro cocco non abbia fatto alcun male. È che Ciro, sia uno stupratore o semplicemente uno smutandato con ambizioni da attore porno, ha vent’anni. Il fatto che il padre noto e potente senta non solo il diritto ma il dovere di parlare in sua vece lo inchioda ad una condizione di minorità e di inconsistenza che è forse persino peggiore, per lui, delle accuse che gli vengono mosse.

Il modello pedagogico di casa Grillo è: godiri i soldi che ha fatto tuo padre, divertiti nella villa di tuo padre e se per caso vai sotto processo stai tranquillo che ruo padre parlerà per te, Non bisogna essere Maria Montessori per comprendere che non si tratta di un modello raccomandabile, e che questa attestazione di incapacità e di impunità è il miglior viatico per comportamenti di irresponsabile sopraffazione.

L’oltraggio alle donne è tanto autoevidente quanto non sorprendente: la comicità di Grillo, esattamente come il suo agire politico sono sempre stati contrassegnati da un becerume maschilista che la metà sarebbe bastata. Vi aspettate che chi chiamò vecchia puttana Rita Levi Montalcini, che pubblicò la genialata di “Cosa faresti in macchina con la Boldrini” possa avere qualche remora a dare della bugiarda a una insignificante ragazza colpevole di essersi fatta stuprare dal cognome sbagliato?

Stupisce, casomai, la permanenza dell’archetipo, Era dai tempi di Processo per stupro (1975) che non veniva rispolverato il feroce repertorio sciorinato da Grillo; chi voglia sostenere di essere stata stuprata deve mostrare, oltre a tangibili segni della violenza, un’immediata fuga in convento, affogare il proprio dolore in un romitaggio e soprattutto denunciare subito. Altrimenti è evidente che ci stesse, la troietta, e che abbia denunciato per l’innata crudelta e perfidia delle donne, oltre che per somma stupidità, visto che -Grillo dixit- c’è un filmato che attesta la sua entusiasta gratitudine per essere stata onorata simultaneamente da ben quattro membri virili di buona famiglia.

Un armamentario logico e argomentativo così repellente da illustrare egregiamente come il successo di Beppe Grillo e del suo Movimento sia in realtà legato ai liquami e alle peggiori cloache della società italiana, e solo uno stato di robusta ubriachezza può indurre ad attribuire a lui e alla sua creatura una qualche sostanza progressista o addirittura rivoluzionario. Non è il caso di scomodare il fascismo: è solo ignoranza. Arrogante, piena di soldi, compiaciuta, ma soltanto ignoranza.

L’ultimo oltraggio è quello arrecato alla politica: certo Grillo ne ha fatti molti, Ma, anche qui, bisogna riandare alla nipote di Mubarak per vedere un così turpe spettacolo di servilismo e prostituzione intellettuale. Lasciamo perdere la scandalosa dichiarazione del cicisbeo Giuseppe Conte, che comprende “sia le angosce di Grillo che il dolore della ragazza” (come dire “comprendo le angosce di Eichmann, ma anche il dolore delle vittime di Auschwitz”), ma l’ipocrita e complice silenzio di Di Maio e Di Battista, la solidarietà della Taverna e di Crimi, le prese di distanza in guanti gialli dei Provenzano, dei Letta, di Grasso?

Alla fine, in tanta deplorevole viltà, sembra una gemma nel fango Federica Daga, la deputata Cinquestelle che ha condannato con fermezza le parole di Grillo, anche alla luce della sua personale esperienza di stalking e di abuso. A ricordare a tutti noi che, figli o non figli, menzogna o viltà, il dramma vero non è la triste nequizia di Beppe Grillo e la miseria umana e politica della sua creatura. Il dramma vero è quello della persistente, maleodorante disgustosa violenza sulle donne che viene quotidianamente perpetrata da una società maschile e protervamente maschilista.