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Certo si sono state le espressioni affettuose di Letta verso Zingaretti.

E questo depone favorevolmente a favore di chi vuole ricomporre un Pd ridotto a pezzi.

Ma la piattaforma politica è quanto di più lontano da quella adottata dal suo predecessore.

Citiamo letteralmente dal suo discorso:

“La coalizione è fondamentale. Essere aperti alle alleanze, lavorarci.

Noi siamo il motore del governo Draghi e prepariamo il dopo.

Prepariamo il nuovo centro sinistra con leadership e guida del Pd.

Parlerò a chi è interessato a questo percorso, con Roberto Speranza, con Nicola Fratoianni, con Carlo Calenda, con Matteo Renzi, con Emma Bonino e con tutti gli interlocutori interessati a un linguaggio e a un dialogo comune.

Questo centrosinistra andrà all’incontro con il M5S.

Un Cinque Stelle che sarà guidato da Giuseppe Conte, a cui va il mio saluto affettuoso. È un confronto che dobbiamo fare».

I riferimenti sono chiarissimi. Sostegno pieno al governo Draghi innanzitutto.

La leadership della coalizione va conquistata dal Pd senza appaltarla a papi stranieri come Conte.

Per questo occorrerà un dialogo ed una possibile convergenza con Italia Viva, Azione e Azione per poi avviare il confronto col M5S.

In sintesi Letta richiamandosi alle esperienze prodiane dell’Ulivo ripropone lo schema con cui si è governato vincendo le elezioni un quindicennio fa. Cioè l’Ulivo.

Ma c’è qualcosa di più in questo ragionamento che il candidato alla premiership non può che essere il federatore di questa alleanza e la guida del partito di maggioranza relativo nella coalizione.

Cioè Letta stesso che stavolta a differenza del Prodi avrebbe un solido sostegno di un partito e non essere un generale senza esercito.

E per sostanziare questo obiettivo fa riferimento ad un sistema maggioritario della legge elettorale per garantire governabilità.

Tutto il contrario della linea zingarettiana, non ci vuole l’arca di scienza per capirlo.

E se si perde non è una tragedia. Il Pd non è la protezione civile che deve governare sempre nonostante le indicazioni contrarie dell’elettorato.

Chi vivrà, vedrà, ma l’incipit non è male.