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Questa è la domanda che molti si fanno. Sono soprattutto gli spettatori della politica, la grande massa dei cittadini che, presi dai problemi quotidiani, guardano la politica, quando la guardano, in tralice. Noia, disincanto, qualche fiammata di inquietudine. Rabbia, spesso, a volte rassegnazione.

Tutto sommato un certo disinteresse, come per il rumore di fondo di una TV lasciata accesa per dimenticanza.

Ma stavolta il cambio di governo è stato così spettacolare da non consentire a nessuno di considerarlo un fatto marginale. Uso questo aggettivo da spettatore, appunto, e molti, dopo la tempesta antirenziana sollevata pressoché unanimemente dal complesso politico-mediatico, hanno scoperto che il senatore di Rignano aveva ragione.

Non solo, cosa che più conta, perché nel cambio di premier il Paese ci ha guadagnato in qualità, ma perché le critiche a Renzi sui motivi e la conduzione della crisi si sono infrante puntualmente sotto gli occhi di tutti. Chi ha voluto capire ha capito perfettamente le ragioni e l’andamento della prima crisi di governo della storia repubblicana giocata a carte scoperte dal suo principale protagonista.

Così tutti hanno potuto assistere al paradosso di un coro che, messo difronte ai problemi concreti e irrisolti delle crisi in atto, non sapeva che rispondere tentando la vecchia strada della delegittimazione dell’avversario politico. Il solito Renzi, inaffidabile, in cerca di visibilità e poltrone, spinto dal suo narcisismo e voglia di protagonismo. Un paradosso smentito ad ogni colpo, niente poltrone, ma cambio di passo del governo, niente aggiustamenti da conventicole e caminetti, ma discussione aperta, pubblica, sulle cose da fare subito, per recuperare mesi preziosi persi nell’immobilismo di un equilibrismo mortifero, spacciato per “unico equilibrio” ammissibile.

Mattarella ha lasciato che la candela, ridotta ormai a lumicino, si consumasse nel rigore dei passaggi costituzionali. Tutti hanno potuto verificare che la soluzione continuista era impossibile. Non per la malvagità, incomprensibile e insensata, di Renzi, ma per l’inadeguatezza politica di Conte e dei suoi danti causa che Renzi aveva reso evidente. Il resto è Draghi. 

Nessuno con certezza può dire come andrà, il compito è assai complesso. Due cose, tuttavia, sono chiare.

La prima è che, col governo Draghi, l’Italia si gioca la carta più forte che ha per uscire positivamente dalle crisi sanitaria, economica e sociale. Se si facesse fallire questo governo, pensando alla rivincita di una politica sconfitta, non sarebbe un governo a cadere, ma il Paese intero. Non ci sarebbero prove d’appello, ma solo una sorta di curatela fallimentare che neanche la Grecia dei suoi tempi peggiori, oppure un isolamento che comprometterebbe la stessa democrazia. Quindi attenzione e collaborazione massima, chi sbaglia paga. 

La seconda è che niente, anche dal punto di vista politico, è come prima. C’è stato un terremoto che non è passato e le cui scosse di assestamento dureranno a lungo. E’ impossibile capirne l’esito continuando a progettare o ad analizzare i comportamenti politici di tutte le forze in campo secondo le categorie usuali.

Si sono aperte crisi e divisioni interne, che produrranno effetti consistenti, in tutti i partiti della “maggioranza dell’ex maggioranza”. Crisi politiche strategiche, che nessun collante di potere, largamente ridimensionato per di più, potrà nascondere. 

A destra, tra conversioni repentine e coerenze opportunistiche, si dovrà fare una scelta tra lo stare definitivamente in un campo conservatore, ma democratico ed europeista, o tornare nella ridotta di un nazionalismo sovranista isolato e battuto dal nuovo coeso europeo.

Non è teoria, ci sarà da schierarsi, qui e in Europa, sia rispetto alle decisioni – già in discussione a Bruxelles -sulle nuove regole, non solo economiche, per ridisegnare l’UE come comunità solidale, sia nel nuovo quadro multilaterale delineato dalla presidenza Biden. Non è ammesso il piccolo cabotaggio, neanche a destra.

Cosa resta in piedi? Di certo Italia Viva.

Non solo perché la crisi di governo ha avuto lo sbocco che auspicava come soluzione al perdurare dell’incapacità del governo Conte, soprattutto della sua sordità ai richiami, ripetuti, degli ultimi nove mesi.

Soprattutto la sua identità politica liberal-democratica, laica, progressista, il suo profilo europeista e atlantico, la collocano in alto nella scala dei soggetti ai quali guardare per la ricostruzione del Paese e il rilancio dell’Europa unita e federalista. 

Noi stiamo bene, a differenza degli altri, e saremo in grado di portare il nostro benessere politico a chi vorrà aiutarci a dare una mano al Paese. C’è molto da fare e lo faremo.

Nonostante i problemi politici interni il PD, il M5S e LeU continuano ad occuparsi di Renzi e Italia Viva per esorcizzare i loro fantasmi.

Pensano che la soluzione della crisi di governo ci abbia ridimensionato, resi marginali e ininfluenti, al punto che qualcuno ha pure previsto un nostro prossimo scioglimento. 

Dopo avere sbagliato tutto il possibile, a partire dalla sottovalutazione della reale capacità politica e del ruolo di Italia Viva, ora sembrano chiedere provocatoriamente “e adesso signor Renzi?”.

Se riprendessero l’abitudine di fare politica, non riducendola al solito teatrino delle solite maschere, avrebbero capito che ora si apre un grande spazio, in Italia e in Europa, nel quale lavorare per costruire la nuova fase che si è aperta, chiamando in campo soprattutto una nuova generazione di giovani donne e uomini.

A questa chiamata Italia Viva lavorerà, sollecitando anche chi, della generazione precedente, si sia stancato di aspettare invano che si avverino le vecchie promesse mai mantenute. Con l’urgenza di chi, avendo meno tempo dei giovani, non è più disponibile a perdere altro tempo.    

“Noi di Italia Viva dovremo essere i promotori – non da soli – di quella che in Italia sarà la casa del buon senso, dei riformisti, di un mondo liberal-democratico che in Francia ha Emmanuel Macron, in Danimarca Margrethe Vestager, in Belgio Charles Michel, in Lussemburgo Xavier Bettel e tanti altri riferimenti nel mondo. L’avvento di Draghi è una svolta per il Governo ma produrrà una grande rivoluzione anche nella politica italiana. E noi saremo protagonisti del tentativo di europeizzare i partiti di casa nostra. Avanti tutta che il meglio deve ancora venire”. 

Questa è la risposta del “signor Renzi” e a questo servirà Italia Viva, qui e in Renew Europe..