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di Vincenzo Pino

Chiunque ha un minimo di acume politico sa che questi due stravolgimenti sono conseguenziali e non isolabili l’uno dall’altro.

Il meschino tentativo di Zingaretti di accollare alle correnti del Pd le ragioni della caduta verticale del suo consenso tende a coprire una verità sostanziale.

E cioè il fallimento pieno della sua linea politica, appiattita sull’alleanza strategica e perciò stesso sulla difesa ad oltranza del governo a guida Conte.

Caduto questo fronte, Zingaretti ha preso atto di tutto questo ed ha ributtato la responsabilità sul Partito che aveva guidato negli ultimi due anni.

Non certo un atteggiamento da condottiero.

Che tutto questo sia incontrovertibile non lo hanno detto i soliti renziani irresponsabili.

Ma proprio Enrico Letta nella sua relazione programmatica di accettazione a segretario all’Assemblea nazionale del Pd, ni streaming peraltro.

A cominciare dal giudizio sul governo Draghi, di cui il Pd dovrà essere il “motore” e non certo una accettazione “obtorto collo” da liquidare con le solite formule ipocrite del “leale sostegno”.

Mentre poi dal Pd si sono levate bordate contro le consulenza di Mc Kinsey al recovery plan.

il programma di Letta, inoltre, parte da una ridefinizione delle alleanze completamente opposta a quella zingarettiana.

Per Letta è da ricostruire il centro sinistra partendo dalle forze politiche affini al Pd e cioè Italia Viva, Azione, +Europa. LeU e SI.

Questo il nucleo forte che occorrerà portare unitariamente al confronto con i cinque stelle.

Un nucleo in grado di prospettare una leadership ed una premiership Pd e non accetti la guida di quello che venne definito il “riferimento forte dei progressisti”.

E cioè Conte che viene da Letta ridimensionato nel ruolo di leader dei cinque stelle.

Ma non finisce qui se Letta avanza riserve sulla natura democratica e costituzionale di questa forza.

Che come sappiamo è impegnata in un contenzioso con il socio privato Casaleggio dagli esiti indefiniti.

Con Letta che chiede chiarezza anche su questo piano rifacendosi al dettato costituzionale.

Un atteggiamento nuovo e d’attacco rispetto all’acquiescenza zingarettiana.

Così la polemica democratica ora sarà indirizzata verso questo fronte e non certo su quello interno del centro sinistra come sopra prefigurato.

Uno scenario nuovo in cui anche il confronto con la Lega si porrà in termini pragmatici, rispetto alla coerenza sull’appoggio al governo Draghi e non più ancorato a pregiudiziali e pregiudizi.

In questo modo Letta prefigura un Pd di “movimento” sul piano politico e non arroccato su vecchi cascami ideologici.


Ed in cui la stessa proposta dello “ius soli” ha trovato la medesima opposizione della Lega ma anche dei cinque stelle.

Finendola con l’ipocrisia di accollare al solo Salvini l’ostilità ad una politica di integrazione e di accoglienza.

Se è vero, che dopo le sparate di Di Maio sulle Ong “taxisti del mare” ancora oggi Travaglio sostiene nel suo giornale la campagna persecutoria di alcune procure contro le Ong.

Un programma ambizioso quello lettiano che necessita di tempo per la sua realizzazione e che toglie il Pd dalle secche dell’emergenzialità.

Vedremo se gli consentiranno di farlo i nostalgici contiani nel Pd.