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È inutile, non posso nasconderlo: Italia Viva mi ha deluso. Profondamente e amaramente. E non solo per una assemblea in streaming, che ha toccato i cinquecentomila contatti (quasi fossimo dei Contiani qualsiasi), né per la caparbia ostinazione degli intervenuti a proporre idee, contenuti, analisi, anziché slogan e invettive. 

La delusione maggiore è stato lui, Matteo Renzi. Mai come questa volta è apparso fuori sintonia, demodé, completamente a margine rispetto ai temi centrali dell’attualità politica. Io non dico che fosse obbligato  a seguire Nicola Zingaretti ed Emma Bonino, che avrebbe dovuto presentarsi davanti all’Assemblea Nazionale dicendo che Italia Viva gli faceva schifo, che pensava solo alle poltrone e che se ne andava prima che noi lo facessimo fuori perché la nostra cupidigia è senza limiti. 

Ma una tiratina d’orecchie, un qualche sarcasmo sui nostri limiti, un’allusione alla carente tricologia di Rosato, qualche velato body shaming per Teresa Bellanova o doppi sensi sulla dichiarata omosessualità di Ivan Scalfarotto!

Niente: e quanto siete stati bravi, e che persone magnifiche siete, e quanto ammiro la vostra dirittura morale e coerenza ecc. Un giulebbe da libro Cuore così melenso che ci si stupisce che la platea virtuale non abbia rumoreggiato. 

Ma finalmente è arrivato al passaggio sui parlamentari tentati dal rientro nel Partito Democratico. Ecco, ho pensato fregandomi le mani, adesso li massacra, adesso gliele canta. La metterà sul terra-terra? Voltagabbana, trasformisti, cacciatori di incarichi. Oppure ricorrerà a temi liturgico-letterari e mitologici? Giuda Iscariota, Gano di Magonza, Efialte. O ancora evocherà il lessico della prostituzione? Mercimonio, prossenetismo, ruffianeria. Ovvero sulla codardia? Chi abbandona nella lotta…

Macché! Chi vuole andarsene viene salutato con un abbraccio e con il chiarimento che da noi lucchetti non ce ne sono. Matteo, figlio bello, con questi sistemi altro che 2%! Corriamo per lo 0,5. E non perché sui nostri consensi pesino più di tanto –sia detto con il dovuto rispetto- le scelte del senatore Comincini, ma perché questo modo di fare civile, sorridente, laico è riconoscibile da una frazione decisamente minoritaria, tendente all’inesistenza, dell’elettorato. 

Quindi, per favore, deponi questo inaccettabile buonismo, cafonizzati un po’, segui anche tu il mantra dell’odio, o almeno del sarcasmo (un twittino piccino picciò per sfottere Calenda? Un paio di righe dell’e-news per ironizzare sulla strana coppia Tinagli-Provenzano, che è un po’ come avere vicepresidenti Keynes e Filo Sganga?). Anche perché qui si va di male in peggio. Io, per esempio, ancbe per la mia presente condizione di disoccupato, ero molto sedotto dalla prospettiva di poter essere retribuito per trolleggiare sui social sulla base delle liste di proscrizione stilate quotidianamente da Alessio De Giorgi (nella foto). 

Aspiravo in altri termini a entrare a far parte della Bestiolina renziana.

Un animale mitologico la cui esistenza è indubitabile, essendo attestata da giganti del pensiero come Selvaggia Lucarelli, Andrea Scanzi e Luca Bottura. Ma i miei sforzi per entrarvi in contatto sono stati frustrati: ho atteso invano di incontrare De Giorgi, il Morisi dei poveri, mettendomi di vedetta davanti al bunker dove risiede, ricavato sul modello di quello occupato da Gennaro Savastano in Gomorra IV

Non solo non si è visto, ma le sue istruzioni, anziché sciogliere le briglie alla nostra vindice rabbia, sono raccomandazioni a evitare, a lasciar perdere, a non alimentare il vittimismo dei nostri detrattori. Detto fra noi, è una cattiveria, perché togliere a queste persona la possibilità di appuntarsi sul petto la medaglia di perseguitati dagli sgherri di Renzi significa consegnarli alla loro triste nullità, ma tant’è. 

Dobbiamo rassegnarci, amici vivaci: dovremo proprio essere quelli che indicano una politica diversa, e un modo di farla diverso. Che fanno quello che dicono e dicono quello che fanno. Che non usano l’insulto come scorciatoia e l’odio come carburante. Un partito di quelli di cui si son perse le tracce. 

Abbiamo due anni di tempo per dare nuova cittadinanza, nel nostro magnifico e smarrito Paese, alle virtù civili, alla voglia di fare, al sorriso. Sinceramente, Matteo, mi sentirei leggermente più tranquillo se avessimo due decenni. Ma ci proveremo lo stesso. Speriamo bene.