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Tutti i Paesi dell’UE parteciparono alla trattativa per l’acquisto dei vaccini. Questo ha dichiarato la direttrice degli uffici di Bruxelles che fornirono il supporto amministrativo ai capi di governo e ai ministri competenti durante il negoziato con le case farmaceutiche.

L’esito del negoziato fu segnato dai limiti di spesa imposti alle case produttrici, che portarono alla sottostima del numero delle dosi acquistate e a modalità di consegna che oggi sono motivo di vertenza, ma che soprattutto, hanno rallentato la campagna di vaccinazione.

Dunque la scelta, anche del governo italiano, fu quella di privilegiare l’ottenimento del prezzo più basso, subordinando a questo criterio ogni altra valutazione circa il risultato dell’immunizzazione di massa e in tempi brevi che, viceversa, si doveva perseguire, è davvero il caso di dire, “ad ogni costo”.

I tecnici di Bruxelles hanno calcolato che il “risparmio” dell’Italia è stato di 1,2 miliardi di euro e tante dosi in meno derivanti da clausole di consegna che si sono rivelate sbagliate.

Questo è paradossale considerando che 1,2 miliardi sono niente rispetto ai 130 miliardi di sforamento del bilancio statale, che quello stesso governo nello stesso periodo, otteneva dal Parlamento, molta parte dei quali spesi in ritardo e male.

Considerando, inoltre, che ogni giorno di lockdown era costato 900 milioni di perdita al sistema economico italiano.

Il paradosso è che le dosi in eccesso tra quelle offerte e quelle acquistate in questo modo, sono state comprate, legittimamente, dalla Germania, anche se a un prezzo più alto e più vicino a quello pagato da altri Paesi extraeuropei. Una polemica fatta a suo tempo che, alla luce di queste notizie, ci ha fatto discutere senza senso.

Questa è una vicenda grave, soprattutto per le conseguenze sulla salute e la vita di migliaia di cittadini.

E c’è ancora chi considera Conte un soggetto politico affidabile, capo di un governo che non doveva cadere, un leader al quale affidare la guida di un polo progressista e la gestione di oltre 200 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In un Paese di gente con la testa a posto uno così sarebbe stato sfiduciato almeno sei mesi prima e dopo avergli chiesto il conto abbandonato al suo destino.

Invece no, hanno trovato la faccia giusta per far vincere la destra per i prossimi cinque o dieci anni. Altro che Salvini e Berlusconi al governo! Il vero problema per i progressisti sono Conte e il suo M5S, il populismo degli incapaci ad alto costo.

Matteo Villa, analista dell’Istituto di studi di politica internazionale (ISPI) ha riferito, a Zapping (Rai Radio 1) lo scorso 23 marzo, i risultati di uno studio sull’andamento della pandemia dai quali si ricava che, se avessimo impostato dall’inizio la campagna vaccinale in modo diverso, avremmo avuto – già oggi – meno morti.

Affermazione gravissima, suffragata da dati statistici resi su base scientifica, che portano l’analista ad affermare che abbiamo un ritardo di almeno due mesi rispetto a quanto sarebbe stato possibile fare se fossimo stati pronti per tempo. Che entro la fine dell’anno sarebbero arrivati i vaccini si sapeva già con certezza almeno dall’inizio dell’autunno scorso.

Ad una domanda precisa di Giancarlo Loquenzi, uno dei pochi veri giornalisti in circolazione, Matteo Villa risponde seccamente che, ad esempio, dei 551 morti di ieri ce ne saremmo potuti risparmiare tra i 100 e i 150 se la campagna vaccinale fosse stata impostata meglio e nella sua esecuzione fossero stati rispettati criteri di priorità più chiari e stringenti.

Questo è accaduto perché, in mancanza di un piano vaccinale, presentato da Speranza solo l’8 febbraio e corretto solo da pochi giorni dal nuovo commissario Figliuolo, nonché in assenza di controlli, si è abbandonata la linea che dava priorità agli anziani e ai fragili, concedendo deroghe regionali sulla spinta di lobby o pressioni localistiche. Per non parlare di interessi particolari fatti rientrare con interpretazioni estensive di norme impartite dal centro in modo estemporaneo.

Non c’entra la crisi di approvvigionamento perché in Francia e Germania fino al 20 febbraio era stato vaccinato il 25% degli anziani, mentre da noi lo è stato solo il 6%. Infatti lì il calo dei decessi degli ultra 80enni è stato del 50%, da noi solo del 20%.

Si calcola, così, che da noi oltre 1 milione di persone al di sotto dei 55 anni e non appartenenti a categorie prioritarie siano stati vaccinati senza averne diritto. Il 16% dei vaccini disponibili, quasi 2 ogni 10.

Da qui l’indicazione di Draghi a tornare al rispetto delle priorità e a un migliore coordinamento delle Regioni, in una condizione di confusione ereditata che, ora, è dura da far rientrare con i due mesi di ritardo accumulati in precedenza.

Loquenzi chiede se nell’ultimo mese, col nuovo governo, sia cambiato qualcosa.

Sì, nettamente, risponde Villa. Si pensi che fino al 20 febbraio era stato vaccinato solo il 6% degli ultra 80enni, la prima fascia di priorità, mentre nel mese seguente, fino al 20 marzo, sono saliti al 40%, nonostante la “crisi” da approvvigionamento. Una inversione netta di tendenza che se attuata prima oggi ci vedrebbero avere indici di contagi e mortalità inferiori a quelli attuali.

Ora i vaccini stanno arrivando in maggior numero e sempre più ne arriveranno. Occorre centrare quanto prima l’obbiettivo di almeno 400mila giornalieri. Ma rispettando le priorità, farlo solo quando ci tocca.

Per gli orfani di Conte e del suo governo non c’è altro da aggiungere.

Ci ragionino per una volta e la smettano almeno di tacciare chi se ne sente liberato di tifoseria. Non siano complici inebetiti dai pregiudizi.