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di Vincenzo Pino

Ci mancava solo questa.

La giornalista Sandra Bonsanti assieme ad un nutrito gruppo di costituzionalisti paventa il pericolo di un blocco della democrazia determinato dall’assenza di una normale dialettica tra forze di maggioranza e di opposizione.

E lancia un appello sui pericoli democratici in relazione alla formazione del governo Draghi.

Non so se ci sono storici tra i firmatari.

Questi avrebbero ben potuto ricordare come questa dinamica politica si sia già realizzata in Italia più volte e non abbia certo determinato alcuno sconquasso nella normale dialettica parlamentare.

Ricordiamo, infatti, che nel 1976, il governo Andreotti fu varato con la non opposizione di gran parte delle forze parlamentari e che fu definito governo di “solidarietà nazionale”.

Che non aveva una maggioranza assoluta in Parlamento con 289 favorevoli e 303 astenuti alla Camera

In quella occasione fu una scelta “politica” propugnata da Berlinguer che vedeva nei governo a fragile maggioranza, il pericolo di ingovernabilità con i connessi pericoli per la democrazia italiana.

Memore lui delle vicende cilene del 1973 e portatore di un disegno che doveva portare al compromesso storico.

Un governo perciò di larghissima maggioranza che avrebbe sicuramente limitato la dialettica democratica tra le forze politiche in campo.

Certo nessuno direbbe oggi che questo disegno fosse eversivo ma i motivi di similitudine con la composizione e la dinamica politica che hanno portato al governo Draghi sono

molto evidenti.

Ma non fu il solo episodio nella storia repubblicana.

Nel 1993 il governo Ciampi fu eletto con lo stesso metodo. Con una larga astensione delle forze di opposizione.

In quel caso furono le difficoltà finanziarie del paese, il crollo della lira ed il comune impegno della gran parte delle forze parlamentari per entrare nel sistema monetario unico europeo a determinare questa confluenza.

E la conseguente limitazione della dialettica parlamentare tra maggioranza ed opposizione.

Per finire al governo Monti anch’esso espressione della necessità dell’impegno della gran parte delle forze politiche per evitare una drammatica crisi finanziaria.

Da cui rimase fuori per memoria, la Lega nord.

Ed allora di cosa parlano questi costituzionalisti?

Che mai in passato ci hanno reso edotti di così tanti pericoli per il regime democratico?

La verità è che loro sono nostalgici del governo Conte ed assimilano l’avvento del governo Draghi ad un quasi golpe, ad un vulnus democratico al nostro ordinamento parlamentare.

Perchè avrebbe spostato, secondo loro, l’asse decisionale dal Parlamento al Presidente della Repubblica.

Mentre la Costituzione recita il contrario di quello che loro asseriscono.

E cioè che dopo una crisi di governo spetta al Presidente della Repubblica scegliere il Premier ma loro magari speravano in un reincarico a Conte, anche senza maggioranza.

Bei costituzionalisti non c’è che dire.