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So che non è molto popolare come posizione, ma se volessi avere posizioni “popolari” non starei in Italia Viva.

L’elezione, o meglio l’incoronazione, di Letta a segretario del PD, oltre ad affrontare temi importantissimi come lo Ius Soli (di cui al momento probabilmente non frega nulla neanche a chi dovrebbe beneficiarne), ha nuovamente riaffermato il concetto “NO alle CORRENTI”.

Se partiti piccoli, o movimenti, possono permettersi l’ingenuità di continuare ad affermare questa “idealità”, i partiti grandi dovrebbero smetterla di proclamare questo falso ideologico.
Oggi dovremmo essere tutti consapevoli, grazie al movimento 5 stelle, che semplicemente non esiste politica democratica senza i partiti. I 5 stelle sono l’esempio lampante di come la democrazia necessiti di strutture organizzate per declinare e concretizzare le aspettative dell’elettorato. Anche i 5 stelle alla fine hanno dovuto sottomettersi a una gerarchia, “scegliere” un capo e organi decisionali.


La Lega stessa ha delle correnti, non bastasse la divisione fra lombardi e veneti, sembra sempre più evidente che al suo interno esiste una fronda ancora fortemente federalista e autonomista e una “statalista”.
Il PD per la sua storia arriva dall’unione di anime diverse, quella comunista, quella socialista e quella cattolica: è nato per coalizzare sensibilità diverse verso obiettivi comuni, ma come tutti gli altri è schiavo della propaganda e pretende di dare un’immagine (falsa) di pensiero unico.
Tutti gli ex-segretari, che una volta scesi hanno creato un nuovo partito dovrebbero far capire che qualcosa non funziona.

Negare l’esistenza di correnti, tra l’altro, aumenta in modo esasperante i personalismi. Non solo nel PD, ma anche nella Lega le correnti non hanno nome proprio, hanno il nome di chi le guida. Questo personalismo crea delle lotte interne asprissime: provate a chiedere Tosi per esempio, nel momento in cui è stato punto di riferimento dell’elettorato automaticamente è diventato il bersaglio da abbattere per Salvini… ed è stato abbattuto. Lo stesso Renzi all’interno del PD era troppo significativo perché potesse essere “digerito”.

Se il processo decisionale all’interno del partito non è chiaro, inevitabilmente e tutt’altro che democratico. E va bene che in un partito le decisioni non siano poi così democratiche, basta che l’elettorato lo sappia.
D’altra parte, chi esce da un partito con la propria corrente soffre di una dipendenza psicologica e fatica non poco a “staccarsi” dalla sua origine.

Italia Viva è composta per una parte da persone che sono cresciute nel PD e si relazionano con “la casa madre” come un figlio che sta cercando la sua autonomia, e da una parte di “raminghi” che cercano una patria liberal-centrico-moderata. Anche queste sono due correnti che devono coesistere e trovare un modo di dialogare. Gli uni pensano che IV dovrebbe diventare il centro del centro-sinistra, gli altri che debba diventare il faro del centro.
Per Italia Viva il problema non è immediato, perché tutti sono d’accordo che alla fine Renzi vede più lontano ed è inutile esprimere opinioni diverse dalle sue.


Ma il problema si porrà e spero non chiuderemo le finestre per evitare le correnti, ma semmai costruiremo gallerie del vento dove far fluire il vento per creare ancora più energia.