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Sul Venerdì di Repubblica in edicola oggi Serra esterna ancora una volta le sue (legittime) preferenze politiche, sollecitato stavolta ad un confronto tra D’Alema e Renzi.

“Tra i due, se costretto, pure io scelgo D’Alema” – dice ad un lettore nostalgico dalemiano, e aggiunge su Renzi: “mica è un cretino o uno sprovveduto. Semplicemente, con la sinistra non c’entra un fico secco”.

Non ho potuto trattenermi dall’intervenire nell’interessante dibattito, ed ho quindi inviato la nota seguente, che mi fa piacere condividere con voi.

Caro Michele,

abbiamo discusso a lungo, qualche mese fa, se Draghi fosse di destra o di sinistra.

Ho sostenuto con dovizia di motivazioni, che hai onestamente riconosciuto come piuttosto valide, che regalare Draghi alla destra fosse un clamoroso autogol, che tralasciava peraltro la formazione culturale liberalsocialista del soggetto.

Ora siamo al dualismo D’Alema-Renzi.

Dichiari che tra i due, “se costretto”, sceglieresti D’Alema (ma perché mai qualcuno dovrebbe costringerti…?), di nuovo perché il primo sarebbe di sinistra, mentre Renzi, sempre parole tue, “con la sinistra non c’entra un fico secco”.

Apprezzo la chiarezza, ma non posso esimermi dal ricordarti che i confronti tra i politici non possono prescindere dalle loro realizzazioni. Vediamo un po’.

Entrambi sono stati Segretari del Partito che rappresentava la sinistra: del primo si ricorda l’elezione in Consiglio Nazionale contro Walter Veltroni, che però aveva ricevuto più voti di lui nel referendum tra i quadri di base.

Il secondo ha vinto per due volte primarie cui parteciparono alcuni milioni di iscritti e simpatizzanti, ottenendo sempre oltre il 70% dei voti popolari.

Il primo si dimise per avere perso le regionali del Lazio, il secondo per essere stato sconfitto nel più importante referendum istituzionale dopo quello tra Monarchia e Repubblica, sconfitta maturata con le poco ortodosse modalità che tutti ricordiamo.

Entrambi sono stati Presidenti del Consiglio: per 553 giorni il primo, per oltre 1.000 il secondo.

Del primo si ricordano i bombardamenti su Belgrado, ed anche l’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione, ovvero la nefasta riforma cui dobbiamo il mostruoso rapporto Stato-Regioni, che ha pesantemente condizionato, tra l’altro, la lotta alla pandemia.

Le riforme promosse e realizzate dal secondo possono riempire svariate pagine e sarei stufo di elencarle per l’ennesima volta, dalle unioni civili al Jobs Act che, contrariamente alla vulgata, conferiva garanzie mai viste alle donne (dimissioni in bianco) ed ai precari (creati ben prima di lui dalla riforma Treu); dalle leggi sugli ecoreati alla Autorità anticorruzione di Cantone; dalla riforma delle Banche Popolari alle tutele per i truffati; dal caporalato al dopo-di-noi; per finire con la già ricordata riforma costituzionale, approvata in Parlamento e bocciata dopo il vergognoso voltafaccia dei suoi avversari interni.

Tralascio l’opposizione a Salvini nell’agosto 2019 e la crisi di gennaio 2021, che ha permesso di sostituire Conte con Draghi.

So che ci sarebbe anche molto altro, nelle carriere politiche dei due, ma difficilmente è sintetizzabile in poche righe.

Non posso però esimermi dal ricordare Nanni Moretti, che nel 1996 implorava D’Alema di “dire qualcosa cosa di sinistra…“?

Ebbene, non c’è ancora riuscito e io sarei anche stufo di aspettare … non so tu.

Con amicizia.