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Per completezza di informazione, invio la coda del dibattito aperto sul Venerdì di Repubblica, coda che si sviluppa verso un tema molto delicato, al quale è particolarmente utile, a mio avviso, dedicare attenzione.

Caro Trotta,

il nostro scambio sullo scorso Venerdì ha provocato una valanga di lettere: la maggioranza della quali più “trottiane” che “serriane”, e dunque tienti cari i tuoi argomenti, evidentemente efficaci. Ma consentimi di rimanere con un piede (uno solo) nel mio “sogno”. I cambiamenti li realizzano gli altri (parole tue, giustissime) e a noi tocca il compito di amministrarli e, come si dice nei club più esclusivi, di pararci il culo? Ovvero di non renderli troppo iniqui e troppo insostenibili? Ma non è un po’ poco, come obiettivo, minimizzare i danni?

Io vedo il mondo, ultimamente, soprattutto da un punto di vista agricolo. Il primario. Il cibo. L’abc. Beh, in nessun campo come in quello agricolo il potere di pochi e gli interessi di pochi stanno determinando TUTTO. Monsanto (industria chimica, grande fortuna bellica) decide che cosa coltivare, e come, in una enorme fetta del nostro pianeta. Ti chiedo: è normale che sia un’industria chimica a decidere cosa coltivare, cosa mangiare? A me non pare. Potrei spiegarti perché per dieci pagine, te lo risparmio. Sogno più potere ai contadini espropriati e proletarizzati in tutto il mondo, costretti a comperare sementi (brevettate) che prima producevano da soli. Siamo ancora al Quarto Stato di Pelizza che chiede rispetto e dignità. Non pretendo che Draghi lo sappia. Né accetto che siano poveri untorelli come i centri sociali o i notav a porsi il problema. Il problema (i problemi) vanno posti, dentro il Palazzo, da gente tosta, che vede in grande e non ha paura di dire che sì, i modi di produzione vanno cambiati prima che siano loro a cambiare noi per sempre… 

Michele Serra

Caro Michele,

il derby “trottiani” vs. “serriani” mi appassiona il giusto; mi sento invece di seguirti sull’argomento “cibo”.

Hai ragione a denunciare lo strapotere di aziende globali come Monsanto, alle quali però non si può certo contrapporre la forza (la debolezza) del contadino peruviano a mani nude.

Aziende come Monsanto, come pure Big Pharma, hanno grandi responsabilità, ma è indubbio che sfamare (o curare) sette miliardi di persone in rapida crescita è molto difficile, senza l’agricoltura intensiva e pure gli OGM.

Esattamente come sviluppare e produrre in meno di un anno tre o quattro vaccini, diversi e tutti efficaci contro il Covid-19, non è roba per esperti galenici …

Abbiamo bisogno della potenza delle multinazionali, ma abbiamo bisogno anche di una politica che sappia interloquire per piazzare i giusti e necessari paletti nell’interesse delle moltitudini, dei più deboli e pure del contadino peruviano (o piemontese …, pensando all’origine dell’opera meritoria di Carlin Petrini).

Ecco, per questo mestiere mi pare di potermi fidare molto di più di un ex-banchiere centrale con elevata sensibilità sociale che di un qualsiasi politico tradizionale (di destra o di sinistra che sia), specie se improvvisato, saccente e incompetente come molti, troppi, anche se non tutti, dei nostri.

So che uno come Draghi non darà mai credito a panzane antiscientifiche come l’agricoltura bio-dinamica o l’omeopatia, che invece tanto affascinano i nostri politici meno attrezzati, ma molto ispirati dalle magie, dalle stregonerie e dall’anti-industrialismo “new age” (che poi scappano da Monsanto e cadono nelle braccia di Demeter …).

Serve competenza (ed equilibrio): a destra non ce n’è, né ce n’è mai stata; a sinistra cadiamo spesso preda di massimalismi, dogmatismi e ideologismi pericolosissimi.

Ben venga quindi uno che ha studiato economia sociale, ha governato per tutta la vita, è cartesiano quanto basta e, quando parla, tutti lo stanno a sentire, in tutto il mondo.

Io non lo regalerei MAI alla destra. Né lui ci andrebbe …

Piuttosto impariamo (noi di sinistra) ad apprezzarne le qualità, cerchiamo di apprendere il più possibile e soprattutto preoccupiamoci di trovare, di allenare, un “draghino” (meglio più d’uno), che ne prenda il posto quando sarà necessario.

Quanto ai modi di produzione, è solo dall’equilibrio (e dalla dialettica) tra Monsanto e Terra Madre, come tra FIAT e Cucinelli, tra Alenia ed i pellai toscani, che possiamo trovare una via d’uscita ragionevole e soprattutto perseguibile. In ogni caso serve chi sa, chi ha studiato, chi conosce i problemi e le possibili soluzioni.

Al tavolo oggi manca tragicamente il sindacato, perso nelle fumisterie del Novecento. E questo è senz’altro un problema da affrontare e risolvere …