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Il commentatore che si cela dietro l’account twitter Yoda ha recentemente scritto sul suo blog “Politica per Jedi” un articolo intitolato “Il Capolavoro”. Lo introduce con una immagine straordinaria, quella michelangiolesca della Creazione di Adamo della Cappella Sistina. E poi si interroga sul capolavoro di Matteo Renzi.

Un bel commento, non c’è che dire, in cui si parte riconoscendo la natura di capolavoro all’operazione con cui Matteo Renzi ha gestito la crisi per giungere al governo di Mario Draghi. Finalmente. Qualcuno lo riconosce. Anche se poi spunta l’aggettivo “tattico”, spia di una certa cattiveria. Cosa non proprio degna del Maestro Jedi, quale è il rugoso nanerottolo beniamino dei fan di Guerre Stellari e identità di copertura al misterioso riformista forse iscritto al Pd.

UN CAPOLAVORO TATTICO?

Dopo l’esordio, Yoda si chiede appunto se il capolavoro di Matteo Renzi sarà solo tattico o se produrrà benefici strutturali a lungo termine, in una parola se sarà strategico. Ne apprezza il risultato sul piano dell’amministrazione dello Stato, quindi passa ad esaminarlo sul piano politico.

Sviluppa un bel ragionamento sullo scenario che si apre nei diversi schieramenti politici, dalla destra al centro, dal M5S al Pd. Preconizza, una con una certa ingenerosità verso l’area liberal democratica, la fagocitazione della stessa da parte M5S. I grillini, proni al qualunquismo paternalistico e populista che appartenne alla democrazia cristiana, sarebbero destinati ad assumere un ruolo egemone sull’elettorato moderato. Sarebbero, secondo Yoda, quindi capaci di inglobare l’area centrista escludendone gli altri partiti di ispirazione libdem e soprattutto Italia Viva. Ciò dimostrerebbe, a suo parere, che quello di Renzi è un autogol, un suicidio politico e non un capolavoro. 

Il nostro commentatore infine dedica la parte più corposa del suo argomentare al ruolo che potrebbe essere del Pd se tutte le correnti facessero un passo indietro e il partito recuperasse la vocazione maggioritaria per recuperare il progetto del Lingotto. Potrebbe così ambire a un 30% considerando lo zoccolo duro degli elettori fedeli alla forma partito e un po’ di recupero di consensi qua e là. “Questo, però, solo a condizione che demolisca l’impresentabile struttura-partito di oggi e l’inadeguata classe dirigente che si è venuta formando con la segreteria di Zingaretti.” Conclude Yoda.

UNA TESI DA CONFUTARE

Ora io ho istintivamente simpatia per il rugoso Maestro Jedi, forse perché sono una fan irrecuperabile di Star Wars (si scherza). In realtà apprezzo il suo ragionamento spesso lucido e disposto, tranne che in qualche caso, a riconoscere le indiscutibili qualità di Matteo Renzi. Atto coraggioso per quelli del Pd di questi tempi. In questo caso però gli avvenimenti si incaricano di smentire l’analisi di Yoda. La discesa nel campo cinque stelle di Giuseppe Conte e le dimissioni di Nicola Zingaretti sono fatti dirompenti. Mi sembra comunque che meriti attenzione ma soprattutto confutazione un tesi che potrebbe apparire seduttiva ad alcuni, ma che la realtà sta dimostrando non essere fondata. Ritengo opportuno contestare l’analisi e la conseguente tesi prima di tutto perché giunge alla conclusione – cosa che non credo proprio – di dare erroneamente soccombente Italia Viva. Credo poi che vi sia un forte condizionamento di categorie ormai non più valide. 

Secondo Yoda, il capolavoro di Matteo Renzi sarebbe destinato al fallimento perché “Conte e i 5s ne verranno fuori ridimensionati in termini elettorali (rispetto al consenso monstre dei 5s nel 2018) ma riposizionati in modo strategico esattamente in quello spazio nel quale lui (Renzi, ndr) ambiva a primeggiare. Quanto può valere il M5s “centrista” di Conte? il 10-15%.” 

È pur vero che il pericolo di un balzo in avanti dei cinque stelle c’è. Ed è quello che i sondaggi rilevano dopo la discesa in campo di Conte alla guida del movimento. L’articolo è precedente a questo evento ma bisogna riconoscere che Yoda l’aveva previsto con sicura lungimiranza. Non bisogna dimenticare che l’esperimento, come lo definì magistralmente Jacopo Jacoboni  nel suo libro così intitolato, la nascita del movimento vaffanculista, non è solo parto di due cervelli malati, quello del comico e quello del guru, ma anche un fenomeno che ha ricevuto vitale consulenza da quel Vincenzo Scotti, abile padroneggiatore delle peggiori armi di tattica democristiana 

Certo, il populismo paternalistico, pronto a tutti i compromessi, mascherato da moderatismo in nome del popolo bue rischia di attrarre consensi. I recenti sondaggi EMG e SWG lo dimostrano con il balzo dai 5 ai 7 punti in più. Tuttavia, per quel che valgono, i sondaggi ci danno anche un’altra indicazione. Non è l’area centrista a cedere consensi ai cinque stelle rimodellati in versione moderata, ma proprio quel partito che si era piegato a loro con gli hashtag per Conte, con la teoria zingabettiniana dell’alleanza organica, con la formula del “punto di equilibrio del progressismo” e altre scemenze del genere. L’anello debole insomma è fondamentalmente il Pd, quello finora di Nicola Zingaretti e di Goffredo Bettini. Quello che ha creduto di resuscitare una sinistra popolare e populista. E ha tentato di accasarsi con un movimento di sanculotti che si sono un po’ ripuliti e hanno indossato mutande e cravatta. 

Si sono proclamati centristi, anzi addirittura liberali come ha provato a fare Luigi Di Maio. Nel fair play giornalistico di chi li vuole coccolare ciò viene declinato con un ipocrita “sono diventati adulti” o “sono diventati maturi”. Non sono diventati niente, sono sempre quelli di una volta. Vuoti. E perciò riescono facilmente a mutare forma per adattarsi alle circostanze.  Certo, poi siccome movimenti e partiti camminano sulle gambe delle persone, qualcuno meno scemo o meno ignorante ci sarà pure e riuscirà anche a diventare una figura politica. La maggioranza però resta questo pericoloso campionario di pongo pronto ad assumere la forma che conviene al momento. Camperanno per un po’ di rendita ma quando si saranno fatti nemici tutti gli elettori, a destra e a sinistra, spariranno nell’oblio. Dopo aver fatto qualche danno, chiaro.

PER CONCLUDERE

Quindi caro Maestro Yoda, ti sbagli proprio. Il capolavoro di Renzi non solo è tale perché ha condotto il Paese al sicuro, sotto la guida autorevole di Mario Draghi ma si sta proprio delineando strategico. 

Per due ragioni fondamentali. La prima è che corollario del governo Draghi sono anche gli assetti politici ora alla ricerca di nuovi riposizionamenti. Le capriole europeiste della Lega, i terremoti di Pd e M5S, lo scuotimento della politica italiana nel suo complesso. La seconda è che Italia Viva ha acquistato ancora più autorevolezza e il suo possibile bacino di consensi non sarà certo eroso da forze populiste.

Inoltre, non saranno i cinque stelle a occupare quello spazio nazional popolare che fu della Democrazia Cristiana e che oggi in parte non è più tale e in parte è lambito da altre esperienze. Certamente non riusciranno ad assumere una forma liberaldemocratica (anche se ci hanno provato) perché intrinsecamente incompatibile con il loro materiale umano. Come ho già detto, qualcuno sì, sarà capace di trasformarsi in un politico, magari anche intelligente, a prescindere dall’orientamento che sceglierà, ma il carrozzone del comico è destinato a sfasciarsi. 

Un terremoto sta scuotendo il Pd e i 5S. Dal sisma potranno solo uscire chiarificazioni utili a definire i futuri ruoli. Una partita storica si è aperta e impone a tutti di interrogarsi profondamente per le future scelte. In particolare al Pd.