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Calenda vede sfumare l’appoggio del PD per la sua candidatura a sindaco di Roma. Dal Nazareno infatti è emerso il nome dell’ex ministro Gualtieri. La sua crociata contro Renzi non ha dato frutti. Resta l’amarezza per tutto il tempo perso. Oggi appare sempre più difficile che un polo libdem, che una nuova casa dei riformisti possa nascere se ci si limita a giocare a fare i liberali, mentre in realtà si fa il prezzemolino nella TV populista, per attaccare h24 chi prova a fare le cose sul serio. Carlo Calenda, purtroppo, ne è l’esempio per eccellenza. L’ultimo anno e mezzo ne è la prova inconfutabile. Cambierà mai questo andazzo distruttivo?


Carlo Calenda combatte il populismo. Lui dice. Senza dubbio, i non “calendiani” che non siano affetti da antirenzismo non possono che conservarne un buon ricordo come ministro dei governi Renzi e Gentiloni. Ma siccome non si vive di soli ricordi, nemmeno in politica dove pure regna a oltranza la nostalgia, veniamo all’oggi; un oggi che in realtà perdura da un anno e mezzo.

Mai avaro di continue punzecchiature velenose contro Renzi, sempre messe a segno sfruttando ogni interessata mano tesa mediatica della TV populista, un giorno ospite dei sovranisti e l’altro degli intellò di terza generazione, nell’agosto 2019 Calenda fa il grande, roboante gesto dell’abbandono del PD, fin lì usato come taxi per il seggio europeo. Motivo: la mossa del cavallo di Renzi.

L’ex segretario PD, spiazzando tutti, spinge affinché il partito sfrutti il Papeete moment salviniano e stringa un’alleanza temporanea col M5S per scongiurare i pieni poteri auspicati da un Salvini al suo apogeo di consensi. Qui sta il nocciolo della questione. La Lega di Salvini, secondo quasi tutti i sondaggi, veleggiava ben oltre il 40% dei consensi. In caso di elezioni anticipate un centrodestra iper sovranista e antieuropeista avrebbe trionfato senza alcun dubbio, facendo diventare il nostro Paese un problema per l’Europa.

E Calenda che fa? Seppellisce seduta stante il pragmatismo e ci va giù pesante di lunare ed evanescente celebrazione della coerenza ad ogni costo, incluso quello di vedere l’Italia diventare una zelante ancella di Orban. No assoluto dunque all’alleanza per salvare la rotta filo europea del nostro Paese. Molto liberale…

Ma Calenda è solo in questa follia? No! C’è Zingaretti, neo segretario del PD, che si oppone in tutti i modi a che questa operazione vada in porto. Forse anche Zingaretti vedeva i grillini come fumo negli occhi? Assolutamente no! La Ditta ha investito tutto sulla fusione politica e culturale con grillismo da un bel po’. E riconquistata la segreteria, persegue questo obiettivo senza sosta. Ma non si può certo sprecare un’occasione come questa per andare ad elezioni anticipate, il che significa rinnovare i gruppi parlamentari, decisi dall’ex segretario Renzi, mai accettato, mai ritenuto legittimato, nemmeno dal voto democratico delle primarie 2013 e 2017. Insomma, benché al voto anticipato la vittoria assoluta della destra sovranista sarebbe stata una certezza, è troppo ghiotta l’occasione di nominare parlamentari della propria area. Qui inizia il parallelismo tra Zingaretti e Calenda, entrambi accomunati dall’interesse di togliere di mezzo il rignanese.

Il primo per ricostituire un PD a immagine e somiglianza della Ditta, il secondo per eliminare una leadership concorrente non battibile sul versante riformista. Ma la geopolitica, menomale, favorisce la mossa del cavallo. Salvini è fuori dal governo, Zingaretti e Calenda mugugnano, palesemente contrariati. Ma qui comincia anche il duetto mediatico tra la Ditta e Calenda, uniti all’insegna dell’antirenzismo h24. Soprattutto consumatasi la scissione che vedrà la nascita di Italia Viva, gli attacchi diventano quotidiani. E quanto a fango e odio, spesso fanno impallidire il tenore del ben noto house organ del grillismo e del contismo. Calenda è sempre in TV. Negli studi di LA7 ci va quasi ad abitare. Attacca tutti, ma soprattutto Renzi, Renzi e ancora Renzi. Per la gioia di conduttori e della claque in studio. Ad ogni affermazione di Renzi corrisponderà sempre un’affermazione contraria di Calenda, che al controcanto continuo aggiunge attacchi su attacchi, ai quali Renzi, in quasi due anni, non risponde mai.

Così facendo, mese dopo mese, Calenda si assicura ospitate su ospitate e sondaggi relativamente generosi. Fino a quando la posta in gioco diventa grossa: la candidatura a sindaco per le comunali a Roma. Augurandosi di ottenere l’appoggio del PD sul suo nome, Calenda persiste e anzi intensifica le critiche a senso unico contro Italia Viva e soprattutto contro il suo fondatore. Non senza l’appoggio di molti dei suoi “compagni”.

Sceglie consapevolmente di farsi arma nella character assassination di Renzi per mano demogrillina, ritenendo di ottenere in cambio la candidatura a sindaco di Roma. E’ così zelante che quando Renzi da il via alla crisi del Conte bis, la cui nascita per Calenda era motivo di disprezzo verso PD e Renzi (poi solo verso Renzi), Calenda non trova altro da fare che attaccare ancora una volta Renzi, e, incredibilmente, proprio per la crisi di governo. Infine arriva a chiamare a raccolta membri ed elettori di Italia Viva, invitandoli ad abbandonare Renzi, con cui afferma che non vorrà mai più avere a che fare.

Fino a queste ultime ore, quando un “ingrato” PD fa sapere al mondo che il candidato a Roma per il centrosinistra sarà Gualtieri, ex ministro del Conte bis. Subito seguono post e twittini stizziti da parte di Calenda e da altri suoi compagni di avventura.

Quanta fatica sprecata Carlo…Che dici, passiamo alle cose serie o continuiamo a giocare?