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Sono una donna, non sono una santa (Rosanna Fratello).
Sono il garante, non sono un coglione (Beppe Grillo).

E così abbiamo sistemato anche l’avvocato del popolo, lo statista “fortissimo punto di riferimento del progressismo europeo”, quello del Conte 1 con Salvini, del Conte 2 con Zingaretti e del mai nato (Renzi gratias) Conte 3 con Ciampolillo.
Conte anche basta, adesso. Che stia al suo posto, è mica mai stato nelle piazze, sui canotti, lui … mai sentito urlare “vaffanculo”, una “brava persona”, non di più. Il Movimento è mio e guai a chi me lo tocca.

La voce di Beppe Grillo è risuonata forte e chiara.

L’azzimato Giuseppe Conte, se proprio vuole, faccia il portavoce, ché la linea la dà l’Elevato. Quale sarà questa linea, è tutto da vedere, ma certamente non sarà parto della mente, molto poco visionaria, dell’avvocato.
Pare ieri che dalle dirette Facebook di Conte (e Casalino) pendeva tutta Italia (“davanti a lui tremava tutta Roma”: ma quello era il Barone Scarpia, mica un Conte qualsiasi …).

Ora dalle parti del PD devono trovare in fretta un’alternativa, devono decidersi: o si spiegano le vele (quelle poche, un po’ lacere, rimaste) e si viaggia da soli (tracciando una rotta verso qualche posto conosciuto sulle mappe), o si aspetta, “soffermati sull’arida sponda”, anzi paralizzati, che tra Elevato, Portavoce, Direttorio, Statuto, governisti, movimentisti, dibattisti vari, si capisca cosa vuole diventare il Movimento. O quello che ne resta.

“I resti … risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.” (Armando Diaz, 4/11/1918).
Ma questo non era “uno dei più potenti eserciti del mondo”, era un’improbabile armata Brancaleone, a cui qualche furbone (specie nei media) aveva messo l’abito da guerra.

Chissà come andrà a finire …  meno male che il Governo è in buone mani, e del tutto impermeabile alle convulsioni di queste forze (debolezze) in agonia. Tutto sta cambiando e tutto cambierà.
Chi non capisce che oggi non solo l’Italia, ma l’Europa tutta è, davanti a tutto il mondo, la figura di Mario Draghi, rinuncia a giocare l’unica partita che vale la pena giocare, e cioè quella di metterci in prima fila a guidare la politica europea.
“Fare o non fare. Non c’è provare”. Ora o mai più. Quando ricapita un’occasione così?

Abbiamo idee, risorse, credibilità, anche una classe dirigente di tutto rispetto, a saperla cercare, non possiamo restare vincolati alle piccolezze della micro-politica nostrana.

Letta pare aver capito (meglio tardi che mai) che Draghi non si tocca fino al 2023. È già un passo avanti. Ora dovrà capire (con calma …) che non si tocca neanche dopo, e che suo compito (non da solo, se vorrà) è quello di preparare le condizioni politiche perché ciò avvenga.
Metta in un angolo le vedove contiane in gramaglie, i nostalgici della (poco) premiata Ditta bersaniana, i vicesegretari e gli intellettuali che fanno le pulci ai consulenti di Draghi, dopo avere accettato “la qualunque” da quelli della “nuova sinistra”, che poi andavano a braccetto con quelli della “nuova destra”.
Liberi le energie che ancora ci sono, nel suo Partito e in quelli più dinamici dell’area di centrosinistra.
Mostri coraggio, per una volta, faccia un salto verso il futuro; qui, in pochi anni, ci giochiamo parecchi decenni.
E se non lo capiamo noi, non lo capisce nessuno, perché dall’altra parte, a destra, sono buoni solo a prendere il potere e farsi i fatti loro, cosa che il loro elettorato chiede, anzi pretende, a gran voce.

Il centrosinistra ha la presunzione di voler riformare, migliorare, progredire, TUTTA la società e non solo la sua parte più forte? Pensa che sia questo il suo compito storico, o no?
Riformisti, miglioristi, progressisti: hanno ancora un significato queste parole o sono diventate schermi dietro i quali nascondere la mancanza di progettualità?
Apriamoci, discutiamo con tutti, anche con Grillo, se ne è capace; altrimenti ignoriamolo e lasciamolo alle sue visioni, con Toninelli, Di Battista, Conte e Casalino.
Chi ha più tela deve tesserla, e senza disfarla ogni notte, come Penelope.

Abbiamo fallito troppe volte, e sempre per paura di spostare equilibri, cambiare lo status quo, di toccare privilegi e prerogative secolari di caste e gruppi di potere, fossero magistrati, sindacati, giornalisti, burocrati, intellettuali veri o presunti.
Sono fantocci di cartone, e vengono giù con una spallata: bisogna avere la forza di darla, però, e senza troppa timidezza.

Questa volta è diverso; questa volta le “congiunzioni astrali” sono tante e tutte favorevoli.
L’oracolo dice: “Ibis, redibis, numquam peribis”. E le virgole le ho aggiunte io, al posto giusto.


PS: mentre scrivo, si sparge voce che l’avvocato, strapazzato dall’Elevato, si ritira sdegnato. Che peccato!
Sarà vero? Dobbiamo preoccuparci? Cosa ci riserva il futuro? Convochiamo un congresso straordinario?
Intanto: Exit ghost. Sipario.