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… continua dalla puntata precedente …

Ero in debito di un seguito all’appassionante spy-story dell’Autogrill di Fiano Romano.

Eravamo rimasti tutti col fiato sospeso, in attesa di mirabolanti rivelazioni sulle misteriose tresche in corso tra Matteo Renzi e gli 007 (i media adorano questa folgorante ed originalissima metonimia, al posto del più prosaico “servizi segreti”), già assaporavamo colpi di scena, scene madri, showdown in stile High Noon (Mezzogiorno di fuoco) tra i media d’assalto, capitanati da Sigfrido, da Gomez, fors’anche da Zorro in persona, in un intreccio wagnerian-picaresco, e un ammaccato Senatore di Firenze, e invece … nulla di nulla. Puff!

Il boomerang è tornato indietro, dopo un lungo volo, mancando di poco la sagoma dell’eroe wagneriano, senza avere abbattuto neanche una zanzara.

L’intraprendente signora insegnante, col telefonino più veloce del west, è rimasta nell’ombra, ben avvolta dal mistero: inghiottita dall’anonimato, protetta come un pentito, non ne sapremo più nulla.

L’intrepido ma sbadato gazzettino (Il Fatto Quotidiano), che aveva improvvidamente cestinato lo scoop, ha rimesso la pratica nel cestino ed è sollecitamente passato ad altri argomenti, meno scivolosi.

Lo 007 (pardon, l’agente segreto neanche tanto segreto) non ha ottenuto alcuna soddisfazione di carriera ed anzi è stato presto riassorbito nei ranghi; sono state in compenso rievocate tutte le sue pregresse imprese spionistiche sugli scacchieri nazionali ed internazionali.

Il suo vecchio Capo dei Servizi ha lasciato il posto alla nuova, bravissima “M”, uscendo con la coda tra le gambe, accompagnato dal rimpianto del solo Giuseppe Conte, che pare abbia sporto vibrate rimostranze direttamente a Mario Draghi, ottenendone nient’altro che un gelido “non cale”.

Conte Giuseppe appunto, lui è rimasto invischiato più ancora di prima nei suoi poco chiari rapporti con i peggiori ambienti dell’angiporto politico di Washington, tra ultradestra, antipapisti e faccendieri.

Renzi, lui se la ride sotto i baffi (in mancanza, usa quelli ormai inutili di D’Alema), confessando la sua passione per i “babbi” di cioccolato e portando a casa la figura di quello che ha signorilmente resistito a pressioni e coraggiosamente perseguito, e raggiunto, l’obbiettivo di liberarsi dell’Avvocato del Popolo.

Il quale Popolo non pare proprio smaniare dalla voglia di avere un Avvocato, men che meno il prode Giuseppi, visto che la sua trionfale marcia verso la conquista dell’armata pentastellata pare essersi infranta contro un muro di carte bollate e di conti non pagati. Si sussurra che Casaleggio esiga il pagamento della energia elettrica consumata dai suoi possenti server, onusti dalla mole dei dati relativi ai milioni e milioni di iscritti al Movimento.

E così, cari lettori, rimaniamo a bocca asciutta (anzi con la voglia di gustare anche noi i famosi “babbi”) e ci tocca aspettare un nuovo scoop. Che non tarderà, statene certi.
Nel caso, prometto che non mancheremo di riferirne tempestivamente.

Messrs. K. and H. assure the public
their production will be second to none.
And of course Henry The Horse dances the waltz.
(Courtesy Lennon/McCartney, 1967)