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Ho un po’ scherzato sull’appellativo di “palle d’acciaio” riferito ad Enrico Letta, ma ora non si scherza più …

È tempo di augurarsi che il nuovo Segretario del PD dimostri davvero doti di autorità ed autorevolezza nel condurre il Partito.

Letta dovrebbe rendersi conto di avere un’opportunità fantastica e forse irripetibile: è stato richiamato a gran voce dall’esilio dagli stessi che ce lo avevano mandato (altro che “stai sereno” di Renzi …) dopo una esperienza di governo non certo esaltante, tutto il Partito (e non solo) si affida a lui per risollevarsi da una crisi profonda, lo hanno praticamente implorato di caricarsi di un peso che ha già schiacciato ben sette Segretari prima di lui (con alterne vicende, ma con eguale conclusione), e adesso, se lui vuole incidere, chi può contrastarlo?

Ha detto di volere dare una svolta: bene, ne ha i mezzi e l’opportunità. Le forze resistenti, che non mancheranno, per un po’ dovranno rimanere acquattate e permettere al Segretario acclamato di muoversi con una certa libertà, senza troppi condizionamenti.

La domanda è: vorrà farlo? Vorrà imprimere al Partito una direzione netta, riformista, concreta, o si lascerà pilotare dai soliti marpioni verso l’indistinto “quieto vivere” di Zingaretti?

Ha detto: “Non voglio vivacchiare”. Lo aspettiamo alla prova dei fatti.

Ha detto: “Non voglio l’unanimismo”. Perfetto: ognuno si prenda le sue responsabilità.

Ha detto: “Prima l’identità del Partito, dopo le alleanze”. Giusto! Siamo qui, pronti ad accogliere un PD finalmente libero dalla soggezione a Conte, a Travaglio, a Casalino, … e a Bettini, con dietro lo spettro di D’Alema.

Un PD che non subisca di malavoglia la presenza ed il Governo di Draghi come un vulnus inferto dall’”irresponsabile” Renzi (cosa che Zingaretti, con sprezzo del ridicolo, oltre che della realtà, ha scritto nel suo messaggio agli iscritti), ma per quello che è: una magnifica opportunità per il riformismo italiano di avviare davvero la rinascita di questo Paese.

Il PD era nato per quello, prima che le camarille lo trasformassero in una pletorica macchina amministrativa, per giunta senza coraggio e senza progettualità.

Tutto il centrosinistra ha le capacità, la cultura, le risorse per farsi carico dell’impresa. Se, invece di una dissonante cacofonia di voci diverse, si cominciasse a modulare una polifonia bene organizzata (la metafora è ardita e certo esagerata, ma vorrei fosse beneaugurante …), forse potremmo tutti sperare di arrivare alle elezioni del 2023 (ma nel breve anche a quelle dell’autunno prossimo) con una proposta capace di evitare la vittoria di Salvini, Meloni, e populisti sovranisti vari.

Ancora una volta dovremmo constatare la portata dell’azione di Renzi nel mettere in crisi l’inconcludente Governo di Conte, ma adesso andiamo oltre; non serve a nulla rivangare. Ci aspetta un lavoro immane, e servirà l’intelligenza di tutti. Tutti quelli che vorranno.

Astenersi perditempo, vanesi e malintenzionati.