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Menti e coscienze sacrificate sull’altare televisivo, luogo dirimente di una comunicazione che fa ancora la differenza nella tradizione.
C’é, peró, il bisogno di sanificare l’emittenza pubblica ormai asservita alla triade gialloverderossa. Con l’idea di una censura attribuita al leghismo ma da condividere con grillini e quell’area red sempre affine, con Conte che fa la vergine e che si dissocia dopo la designazione degli “imbavagliatori”.
Resta intatta l’esigenza democratica di interrompere la stagione della menzogna. Parto stellato gradito a quanti si sono zerbinati al grillismo manipolatorio, che assolve il megafono Scanzi con l’aiuto della Bianca fu Enrico dell’alone sinistro che produce carriere. Perchè si sa che i “figli di” sono sempre tutti geni.
E dire che la Rai fu pure quella dell’immenso Alberto Manzi anche per chi guarda oltre, stagione epica di una funzione ridotta, ormai, a bollettino della nuova lottizzazione. Mentre altrove la situazione non è migliore ma almeno non sono soldi pubblici, aspettando la nomina del nuovo CdA Letta and friends permettendo.