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“Dicebamus hesterna die”, ovvero: “Dove eravamo rimasti?”.

Con molto piacere riprendo la bellissima formula retorica usata da Enzo Tortora al suo ritorno in televisione, dopo le sue notissime, scandalose, terribili vicende giudiziarie e, visto che ci siamo, approfitto per invitare tutti a firmare per i sei referendum sulla giustizia promossi dai Radicali (e furbescamente cavalcati da Salvini … ma non fatevene un problema, la sua è solo una povera furbata propagandistica …!).

Eravamo rimasti a constatare che “per andare avanti serve colla, colla forte, resistente, tenace, non lo sputo degli interessi consociativi”.
E mi riferivo alle ambasce del PD lettiano, che continua a barcamenarsi tra massimalisti, populisti, timidi riformisti, nostalgici in generale di un’epoca ormai passata (il Novecento, tutto intero, dal Congresso di Livorno a Berlusconi).
Vero è che potrei tranquillamente infischiarmene delle vicende del PD, non fosse che trattasi dell’unico partito di centrosinistra che possa disporre di un’organizzazione, di un radicamento sul territorio, di un popolo ed anche di una storia, che purtroppo unisce a luminose pagine di riformismo, altre pagine degne dei più trucidi drammi shakespeariani.

Siamo in una di queste.

Il rapporto contro-natura con Giuseppe Conte e quel che oggi resta dell’ubriacatura grillina è uno spettacolo francamente raccapricciante.
Come efficacemente scrive Jacopo Iacoboni, uno che conosce bene l’ambiente, Conte è un “personaggio tragico e pericoloso”.

Capace di attribuirsi spudoratamente i meriti dell’azione di Draghi (il piano vaccinale, il PNRR, …), di condannare con fermezza, adesso, i “decreti sicurezza” di Salvini, come se non li avesse tronfiamente promulgati lui stesso poco più di due anni fa, di giudicare sprezzantemente “fallito” Salvini stesso come Ministro degli Interni, dopo averlo appoggiato in tutti i modi, di far goffamente finta di saper tenere insieme i cocci sparpagliati delle povere illusioni cinquestelle.

Insomma, una vergognosa ed amorale mancanza di dignità, di personalità, di coerenza, di capacità politiche e manageriali.
Giusto come aveva acutamente fatto rilevare qualche settimana fa il suo capo e mentore Beppe Grillo in una afflato di sincerità, che è subito stato derubricato a battuta da comico da parte dei sempre lucidi e rigorosi giornali di prima fascia, ancora vedovi dell’”avvocato del popolo”.

Conte è una sciagura di incompetenza, di superficialità, di imbonimento, che nemmeno Berlusconi dei tempi d’oro, ché almeno quello aveva capacità organizzative davvero fuori dal comune …
E Letta pende dalle sue labbra. E una buona metà della classe dirigente del PD anela di farci accordi, come se fosse depositario di chissà quali giacimenti elettorali.

Le prossime elezioni di ottobre certificheranno che il M5S è finito, estinto, evaporato come una fragorosa scorreggia, lasciando solo una traccia sgradevole nell’aria ammorbata.

Ma dalle parti del PD si coltivano ancora insane speranze di annessione, di confluenza, di federazione, di sintesi politica, … tra uno malandato e claudicante ed un cadavere in avanzato stato …

Un abbraccio mortale, che può risultare distruttivo per tutto il movimento riformista, che pure esiste, ma ha bisogno di corpo, di anima, di popolo, e non di chiacchiere senza costrutto.

Qui c’è da costruire il prossimo decennio, c’è da immaginare una proposta politica che impedisca alla peggiore destra d’Europa di impossessarsi del Paese e trascinarlo fuori dal consesso dei Paesi più avanzati, c’è da frenare una deriva sovranista che ci porterebbe dritti in Polonia o in Ungheria, con la differenza che lì forse tra due o tre anni qualcosa potrebbe pure cambiare, mentre qui ci troveremmo Salvini e Meloni fino al 2028.

Un incubo.

Dovrebbe essere evidente a tutti (quelli che non sono accecati dall’ideologia) che non possiamo fare a meno di Draghi, almeno fino alla fine dei progetti europei (2026) e che quindi bisogna costruire una coalizione politica che possa supportarlo DOPO le elezioni del 2023, altro che Quirinale …!

Questo si può fare (è perfettamente fattibile, oltre che auspicabile), purché vengano eliminate (mandate all’opposizione, per carità!) tutte le scorie di populismo, di sovranismo e di massimalismo, ovunque esse si annidino: cinquestelle, Lega, Partito Democratico, Forza Italia, cespugli vari …
Bisogna consolidare per almeno altri cinque anni il nerbo, il cuore del governo e della maggioranza odierni. Nulla di trascendentale.

Draghi non farà mai un partito: sarebbe ridicolo, inutile, dannoso per lui e per tutti. Mettersi in competizione con chi dovrà dargli la maggioranza per governare … semplicemente assurdo.
E quindi sono i Partiti che devono adattarsi e creare una piattaforma riformista che Draghi possa pilotare.

Per fare questo, ogni Partito deve fare chiarezza al suo interno, deve convincersi che è per il bene di tutti che vanno tagliate le illusioni immature e promossi gli intenti costruttivi.
Ogni Partito può mantenere una sua identità caratteristica (mica serve omologarsi!), anche perché il Parlamento potrà esprimere maggioranze specifiche su temi specifici, anche fuori del programma di governo, dal PNRR e dagli impegni europei.
Non è fantascienza, serve solo duttilità, voglia di fare, apertura mentale.

Se noi molliamo Draghi, probabilmente diventerà Capo della Comunità Europea: cosa auspicabile per la sua carriera, ma molto meno utile per le nostre necessità nazionali.
Restando qui, Draghi potrà lo stesso essere un punto di riferimento per l’Europa (e lo vediamo in questi giorni …), ma in più raddrizzerebbe una baracca uscita molto malconcia dalla pandemia di Covid-19 e pure dall’altrettanto grave malattia politica contratta con il virus populista, grillino e leghista.

Draghi è un vaccino. È indispensabile, dovrebbe essere obbligatorio, in due o anche tre dosi: noi non siamo No-Vax!