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La calunnia è un venticello, un auretta assai gentile che insensibile sottile,

leggermente, dolcemente, incomincia, incomincia a sussurrar.

Piano, piano, terra terra, sottovoce, sibilando, va scorrendo,

va scorrendo va ronzando, va ronzando nell’orecchie della gente.


S’introduce, s’introduce destramente…e le teste ed i cervelli fa

stordire e fa gonfiar…


Dalla bocca fuori uscendo lo schiamazzo va crescendo, prende forza a poco a poco.


Vola già di loco in loco, sembra il tuono, la tempesta


Che nel sen della foresta va fischiando, brontolando.

E ti fa d’orror gelar.


Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia,

e produce un’esplosione


Come un colpo di cannone,

Come un colpo di cannone


Un tremuoto, un temporale, un tumulto generale

che fa l’aria rimbombar. E il meschino calunniato,


Avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello,


Per gran sorte va a crepar.

Con la gentile collaborazione di Gioacchino Rossini
e Cesare Sterbini…